Al liceo linguistico, a quello delle scienze umane e in buona parte dei licei classici le derivate si iniziano a novembre-dicembre di quinta, e la verifica cade tipicamente a gennaio. Mancano otto-dieci settimane, quindi puoi permetterti di portarti avanti di un passo rispetto al professore, e conviene farlo proprio su questo punto: nei testi di verifica la domanda “studia la derivabilità” o “classifica i punti di non derivabilità” arriva quasi sempre, e non si risolve a memoria.
In questo post c’è solo questo argomento, con il metodo completo e quattro esercizi. Cos’è la derivata, le regole di calcolo e la regola della catena sono in derivate spiegate bene: se ti manca quel pezzo, parti da lì. Qui diamo per scontato di saper derivare e ci concentriamo su cosa succede nei punti dove la derivata non c’è.
Continuità e derivabilità: un’implicazione sola
Una funzione derivabile in è continua in . La dimostrazione sono tre righe: se esiste il limite del rapporto incrementale, vale
e quindi . Il viceversa è falso: è continua in ma non derivabile. Ne segue una regola pratica che evita un sacco di errori: prima la continuità, poi la derivabilità. Se in un punto c’è un salto, non serve nemmeno calcolare le derivate; se non c’è continuità non c’è derivabilità. (Sulle discontinuità c’è il richiamo in limiti e asintoti; se vieni dal linguistico, anche funzioni e limiti in quinta al linguistico riprende i casi.)
Derivata destra e sinistra
La derivata in è il limite del rapporto incrementale. Quel limite esiste solo se i due limiti laterali esistono e coincidono:
è derivabile in se e solo se e il valore comune è finito. I tre tipi di punto di non derivabilità nascono da come questa condizione fallisce.
I tre tipi, con il criterio dei limiti
Calcolare il limite del rapporto incrementale va sempre bene ma è lungo. Nella pratica si usa il criterio: se è continua in ed esiste il limite di per , allora le derivate laterali sono quei limiti. (È una conseguenza del teorema di Lagrange, di cui trovi le condizioni nel post sui teoremi di Rolle, Lagrange e De L’Hôpital.) Si deriva la funzione fuori dal punto, e si guardano i due limiti:
| Limiti di in | Tipo di punto | Il grafico |
|---|---|---|
| finiti e diversi | punto angoloso | spigolo, due semirette tangenti diverse |
| e (segni opposti) | cuspide | punta acuta, con tangente verticale |
| e (o e ), stesso segno | flesso a tangente verticale | il grafico attraversa la tangente verticale |
| finiti e uguali | derivabile, nessun problema | liscio |
La condizione “la funzione è continua in ” non si salta: il criterio vale solo con quella. Per questo i testi dicono sempre “dopo aver verificato la continuità”.
Un modo per ricordare cuspide e flesso senza sbagliare: nella cuspide la derivata cambia segno (il grafico torna indietro, come in un massimo o minimo a punta); nel flesso a tangente verticale la derivata mantiene il segno (la funzione continua a salire, o a scendere, solo molto ripida).
Dove cercare: valori assoluti, radici, funzioni a tratti
I punti sospetti compaiono in tre situazioni:
- Valore assoluto : si sospetta dove .
- Radici ed esponenti frazionari, per esempio o : si sospetta dove la base si annulla.
- Funzione definita a tratti: si sospetta nel punto in cui si cambia espressione.
Sul valore assoluto c’è una regola che fa risparmiare tempo. Se e con , allora è sempre un punto angoloso, con derivate laterali : il segno di cambia, e passa da a . Se invece non si può concludere a occhio e va fatto il limite.
Esercizio 1: valore assoluto
Trova i punti di non derivabilità di e classificali.
1. Dove si annulla. Per . Negli altri punti è derivabile perché composta da funzioni derivabili.
2. Scrivo a tratti.
3. Derivata fuori dai punti sospetti. per e per ; per .
4. Limiti di nei due punti. Continuità: da entrambi i lati, ok.
In :
In :
In entrambi i punti i limiti sono finiti e diversi: e sono punti angolosi. Torna con la regola: , quindi le derivate laterali sono . Nota anche che , dove ha il massimo relativo , è un punto perfettamente liscio con : non tutti gli estremi stanno su uno spigolo.
Se l’esercizio sulla derivabilità ti sembra a posto e vuoi provarti sull’intero capitolo, la verifica simulata sulle derivate è fatta per questo: la risposta corretta di ogni quesito è gratis, la soluzione guidata si sblocca con la prima lezione.
Esercizio 2: una cuspide, con la derivata della composta
Studia la derivabilità di in .
1. Continuità. Per la potenza va letta come , quindi è definita e continua su tutto , e .
2. Derivata fuori da . La base è : serve la regola della catena. Con :
3. Limiti. Se , , quindi . Se , (la radice cubica mantiene il segno), quindi .
I due limiti sono infiniti di segno opposto: è una cuspide. Controllo con il rapporto incrementale: , che dà lo stesso comportamento. E è un massimo assoluto, perché sempre: la cuspide è la cima.
Esercizio 3: un flesso verticale, e il caso che sembra e non è
a) Classifica per .
è continua su . Fuori da :
Per da qualunque lato (il quadrato rende positivo ciò che sta sotto), quindi da entrambe le parti. Stesso segno: flesso a tangente verticale (ascendente). Il grafico attraversa la retta salendo sempre.
b) Studia in .
C’è una radice con lo zero sotto, e il riflesso è dire “non derivabile”. Calcolo il rapporto incrementale in :
Il limite è finito e uguale da destra e da sinistra: la funzione è derivabile in , con . Coerente con il criterio: fuori da , . Il segnale “radice, valore assoluto” dice dove guardare, non cosa troverai.
Esercizio 4: funzione a tratti con parametri
Determina e in modo che
sia derivabile in .
La derivabilità richiede due condizioni, e servono entrambe.
1. Continuità in : i due rami devono dare lo stesso valore. Da sinistra , da destra :
2. Derivate laterali uguali. Con la continuità assicurata uso il criterio dei limiti. Derivo i due rami: e . In valgono e :
Dalla prima condizione . Quindi , , con per .
Verifica con il rapporto incrementale. A sinistra ; a destra (limite notevole). Le due derivate laterali valgono : derivabile con .
Cosa succede se imposto solo la continuità? Per esempio , : i due rami si incontrano, ma le derivate laterali sono a sinistra e a destra. Punto angoloso. È la differenza che il testo vuole vedere: una funzione può essere continua senza essere derivabile, e il parametro serve a “lisciare” lo spigolo.
Gli errori che costano punti
1. Dire “derivabile” perché è continua. Il controesempio vale una domanda di teoria quasi ogni anno.
2. Confondere cuspide e flesso. Entrambi hanno derivate infinite. Si distinguono solo dal segno dei due limiti: opposti, cuspide; uguali, flesso. Scrivi i due segni uno accanto all’altro prima di rispondere.
3. Semplificare male una radice. , non . Chi semplifica senza il valore assoluto si perde lo spigolo in .
4. Dichiarare non derivabile ogni punto con una radice o un valore assoluto. Come in , che è derivabile. Prima si calcola.
5. Dimenticare che il criterio dei limiti vuole la continuità. Nelle funzioni a tratti prima si controlla che i rami si incontrino: se c’è un salto, non è derivabile e hai finito.
Come usare le settimane che mancano
Prendi tre funzioni a tratti e tre con valore assoluto o radice, e per ognuna scrivi: dominio, continuità, derivata fuori dal punto, i due limiti, classificazione. Fai sempre tutti e cinque i passaggi, anche quando l’esito ti sembra ovvio. Poi passa a studio di funzione con la derivata prima, dove questi punti entrano nella tabella dei segni e possono essere massimi o minimi.
Se dopo qualche esercizio vedi che il calcolo regge ma la classificazione no, o il contrario, nelle ripetizioni di matematica lavoriamo proprio su questo. Se vuoi, la diagnosi gratuita è su /contatti/; intanto la verifica simulata sulle derivate ti dice quali argomenti del capitolo sono i tuoi punti deboli.