Metà settembre 2026, scuola ripartita da due settimane: in quinta al linguistico il professore in questi giorni sta facendo funzioni — dominio, segno, simmetrie. La prima verifica vera arriva fra sei e otto settimane, tra fine ottobre e metà novembre, e a novembre-dicembre si passa ai limiti. C’è tempo, ed è esattamente il momento in cui conviene usarlo.
Una cosa conta più di ogni esercizio: al linguistico il programma di quinta è, sulla carta, lo stesso dello scientifico — funzioni, limiti, poi derivate. Cambiano le ore, 2 a settimana contro le 4, e cambia il livello, quello del libro “azzurro”. Chi si mette a studiare sul manuale dello scientifico si spaventa per cose che al suo compito non usciranno mai — dimostrazioni, epsilon-delta, funzioni irrazionali complicate. E chi invece salta il dominio pensando che “tanto è solo linguistico” prende un’insufficienza vera, perché quello lì il prof lo chiede sempre, a prescindere dalle ore.
Cosa esce davvero nella verifica di funzioni e limiti in quinta al linguistico
Con 2 ore a settimana il programma non si comprime tagliando argomenti a caso: si comprime restando sulle funzioni razionali fratte e lasciando fuori tutto ciò che serve solo a “vedere il caso generale”. Quello che il prof chiede, quasi sempre, sono questi cinque blocchi, nell’ordine in cui li vedete a lezione:
- dominio di una funzione razionale fratta — condizione di esistenza del denominatore, niente radici complicate;
- simmetrie — verifica se è pari, dispari, o nessuna delle due;
- intersezioni con gli assi — dove il grafico incontra e ;
- segno — dove la funzione è positiva e dove è negativa, con la tabella dei segni;
- limiti agli estremi del dominio, cioè agli infiniti e nei punti esclusi, per trovare gli asintoti (verticali, orizzontali; l’obliquo lo vedete solo se il prof ha tempo, ma è raro al linguistico con 2 ore).
Il formato tipico è “studio di funzione razionale completo come compito tipo”: vi danno una e vi chiedono di fare tutti e cinque i passi, con il grafico probabile alla fine. Non c’è integrale, non c’è derivata seconda, non c’è studio di flessi — quello, se arriva, arriva più avanti e con un compito a parte.
Quello che non esce, e su cui non vale la pena spendere un’ora di studio in più: le dimostrazioni dei teoremi sui limiti (Weierstrass, permanenza del segno, confronto), la definizione formale con e , funzioni con radici e valori assoluti intrecciati, integrali. Le Indicazioni Nazionali per il linguistico lo dicono in modo esplicito: non è richiesto un addestramento alle tecniche di calcolo dei limiti in profondità. L’obiettivo, quando si arriverà alle derivate a dicembre-gennaio, è capire che la derivata è una pendenza, una velocità, e usarla per ottimizzare qualcosa — non allenarsi su cento esercizi di derivazione come allo scientifico. Vale la stessa logica anche su potenziale e campo: al linguistico basta l’idea, senza il formalismo pesante.
Una nota che conviene avere chiara da subito: nel 2026 la matematica non è tra le materie del colloquio di maturità al linguistico. Il voto del quinto anno pesa sul credito scolastico, non sull’esame. Questo non significa “si può ignorare” — pesa comunque sulla pagella e sul voto finale — ma toglie l’ansia da “devo essere pronto per l’orale di matematica”: non c’è.
Gli errori che costano punti
Quasi tutti gli errori del compito nascono da fretta sui primi due passi, non dai limiti in sé.
- C.E. del denominatore dimenticata. Scrivere e passare dritti al segno senza aver mai scritto . Il prof la conta come errore grave anche se il resto è giusto, perché senza dominio tutto quello che segue è formalmente scorretto.
- Tabella dei segni sbagliata. Si scompongono bene numeratore e denominatore ma poi si assegnano i segni agli intervalli senza controllare le radici in ordine crescente, o si dimentica che un fattore al denominatore, se negativo, inverte il segno della frazione in quell’intervallo.
- Simmetria testata male. Si calcola ma non si semplifica fino in fondo prima di confrontare con e : una funzione pari sembra “nessuna delle due” solo perché ci si è fermati un passaggio prima.
- Confondere dominio con “condizione della radice” quando la radice non c’è. Capita quando si studia sul libro dello scientifico, pieno di funzioni irrazionali: si finisce per cercare condizioni che la propria funzione, essendo solo fratta, non ha.
- Asintoto verticale annunciato dove il fattore si semplifica. È l’errore più insidioso e lo vedete più sotto nel terzo esercizio: se numeratore e denominatore condividono un fattore, quel punto è un buco nel grafico (discontinuità eliminabile), non un asintoto. Dichiarare un asintoto lì è un errore concettuale, non di calcolo, e il prof lo pesa come tale.
Il metodo passo per passo
La sequenza è sempre la stessa, e conviene seguirla nell’ordine perché ogni passo usa il risultato del precedente:
- Dominio. Poni il denominatore diverso da zero, risolvi. È la base di tutto: un errore qui si propaga in ogni passo successivo.
- Simmetrie. Calcola e confrontalo con : se coincidono la funzione è pari (grafico simmetrico rispetto all’asse ), se è dispari (simmetrico rispetto all’origine). Serve a dimezzare il lavoro sul segno e sui limiti, perché basta studiare metà dominio e riflettere.
- Intersezioni con gli assi. Poni per l’intersezione con l’asse (se è nel dominio), poni per le intersezioni con l’asse .
- Segno. Studia dove numeratore e denominatore sono positivi o negativi separatamente, poi combina con la tabella dei segni.
- Limiti agli estremi del dominio. Calcola il limite per e nei punti esclusi dal dominio, sia da destra che da sinistra.
- Asintoti. Dai limiti del passo 5 leggi verticali e orizzontali: limite infinito in un punto escluso → asintoto verticale; limite finito all’infinito → asintoto orizzontale.
Il passo che il prof pesa di più, quasi sempre, è il quinto: non tanto il calcolo del limite in sé, quanto la capacità di collegarlo al passo giusto — capire quali punti vanno controllati (gli estremi del dominio trovati al passo 1, non punti a caso) e cosa dice il risultato sul grafico. Un compito che sbaglia un conto ma imposta i limiti nei punti giusti prende più punti di uno che calcola tutto bene nel posto sbagliato.
Tre esercizi svolti
1.
Dominio. .
Simmetria.
Funzione pari, grafico simmetrico rispetto all’asse .
Intersezioni. Con l’asse : . Con l’asse : .
Segno. Numeratore per o . Denominatore per o . Combinando: per , per , per , per , per .
Limiti e asintoti. Agli estremi del dominio:
e per simmetria lo stesso comportamento, invertito, in : due asintoti verticali, e . All’infinito, grado numeratore uguale a grado denominatore, quindi il limite è il rapporto dei coefficienti direttivi:
Asintoto orizzontale .
Se vuoi allenarti su altri quesiti di questo stesso taglio, con correzione immediata, c’è la simulazione di quinta sui limiti: la risposta corretta di ogni quesito è gratis, la soluzione guidata passo per passo si sblocca con la prima lezione.
2.
Dominio. .
Simmetria.
Funzione dispari, grafico simmetrico rispetto all’origine.
Intersezioni. : l’unica intersezione, con entrambi gli assi, è l’origine .
Segno. Numeratore: per . Denominatore: per o . Combinando: per , per , per , per .
Limiti e asintoti.
Due asintoti verticali, e . All’infinito, grado numeratore (1) minore del grado denominatore (2):
Asintoto orizzontale , cioè l’asse stesso.
3. — il tranello
Dominio. . Fermarsi qui, prima di scomporre, è importante: il dominio si legge sull’espressione originale, non su quella semplificata.
Scomponendo il numeratore:
Il grafico è la retta , con un buco nel punto .
Intersezioni. Con l’asse : . Con l’asse : (accettabile, perché ).
Segno. per (escluso ), per .
Limite nel punto escluso — qui è il tranello.
Il limite esiste ed è finito. Non è un asintoto verticale: è una discontinuità di terza specie, eliminabile — un buco nel grafico nel punto , dove la funzione non è definita ma il limite sì. Chi vede escluso dal dominio e scrive “asintoto verticale” senza controllare il limite perde il punto più insidioso del compito, perché il conto è facile ma la conclusione è quella sbagliata.
All’infinito non c’è nulla da cercare: il grafico è già una retta, a meno del buco, quindi non esiste un asintoto orizzontale e la retta obliqua a cui tende è la funzione stessa.
Se vuoi vedere lo stesso metodo applicato con più rigore, sul livello dello scientifico — condizioni di esistenza più complesse, funzioni irrazionali, il formalismo che qui abbiamo lasciato fuori — c’è la guida al dominio e alle simmetrie, il primo capitolo di una serie completa passo per passo sullo studio di funzione.
Come lavoriamo in lezione
Con 2 ore a settimana non c’è margine per arrivare al compito e scoprire lì che il dominio non è chiaro: lo verifico prima, con esercizi mirati sulle funzioni razionali fratte che escono davvero al vostro compito, non su tutto il repertorio dello scientifico. Si parte da dove siete — spesso è proprio dominio e simmetrie, in queste settimane — e si arriva ai limiti con lo stesso metodo che avete visto qui, ripetuto finché diventa automatico.
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