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La prima insufficienza di ottobre in prima superiore

Cosa dice davvero un 4 alla prima verifica di prima superiore, come distinguere lacuna, metodo e ansia, e un piano concreto di tre settimane per i genitori.

di Gaetano Livornese

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Fine settembre 2026: le lezioni sono ripartite da un paio di settimane in tutte le classi. Le prime verifiche vere arrivano fra tre e sei settimane, quindi fra metà ottobre e i primi di novembre — in prima superiore, tipicamente il primo compito di matematica, ma anche cifre significative e conversioni in fisica, analisi logica in italiano, prime declinazioni e prime versioni in latino o greco. Subito dopo, a ottobre-novembre, arrivano i consigli di classe con la lettera alle famiglie. Questo post lo scrivo adesso, prima che il voto arrivi, perché è prima che serve a qualcosa.

Un 4 in prima dice poco sul ragazzo, molto sul salto

Le medie e le superiori chiedono cose diverse: ritmo, autonomia, il modo in cui viene verificato quello che si sa. Un ragazzo che alle medie prendeva 8 può prendere 4 al primo compito di matematica delle superiori senza che sia successo niente di grave — è il salto che si misura, non il ragazzo. Nell’anno scolastico 2025/26 (dati MIM, rilevazione al 3 agosto 2026) il 17,7% degli studenti dal primo al quarto anno ha avuto il giudizio sospeso a giugno, con il picco non in prima ma in seconda (19,7%), e matematica come materia più debitata in assoluto. Non è un dato per allarmarsi: è la prova che il problema è comune, distribuito su tutto il biennio, e che si recupera — altrimenti non si chiamerebbe “sospeso”, si chiamerebbe “bocciato”.

Quello che conta davvero non è il numero sul registro a metà ottobre. È cosa si fa nelle tre settimane dopo.

La diagnosi in tre voci

Prima di reagire, la domanda utile non è “quanto è grave”, ma “di che tipo è l’errore”. Ci sono tre casi diversi, e ognuno si affronta in un modo diverso — confonderli fa perdere settimane.

1. Lacuna pregressa

Come la riconosci: l’errore è sempre lo stesso, in punti diversi del compito. Sbaglia le frazioni sia nell’esercizio di calcolo sia dentro un’equazione più avanti. Sbaglia i segni con i numeri relativi ovunque compaiano. Non è un incidente isolato: è un buco delle medie che ricompare a ogni occasione.

Cosa NON funziona: rifare tutti gli esercizi del capitolo nuovo sperando che il buco si chiuda da solo per ripetizione. Non si chiude: l’errore torna identico anche nel decimo esercizio.

Cosa funziona: isolare esattamente la lacuna (frazioni? proporzioni? segni?) e lavorarci sopra da sola, con esercizi mirati solo su quello, per poche ore concentrate — non un ripasso generico di “tutta la matematica delle medie”. Una lacuna precisa si chiude in poche sedute, se non viene annegata in tutto il resto.

2. Metodo assente

Come la riconosci: a casa dice di aver studiato, sa ripetere la regola a voce, ma davanti all’esercizio si blocca o applica la regola in modo meccanico e sbagliato. Non distingue una regola generale da un esempio particolare — ha imparato l’esempio, non il principio.

Cosa NON funziona: studiare di più nello stesso modo, cioè rileggendo il libro o gli appunti. Rileggere dà l’illusione di sapere, perché il testo è familiare; il compito chiede di produrre, non di riconoscere.

Cosa funziona: cambiare come si studia, non quanto. Dopo aver letto la teoria, chiudere il libro e fare l’esercizio senza guardare: è lì che si vede se la regola è stata capita o solo letta. Fare, per ogni regola nuova, un esempio e un controesempio a voce propria, prima di passare oltre.

3. Ansia da prestazione

Come la riconosci: a casa gli stessi esercizi vengono giusti, in classe no. Consegna il compito con esercizi lasciati in bianco che, rifatti a casa dopo, risolve senza problemi. Si blocca proprio sul primo esercizio, e da lì perde tempo su tutto il resto.

Cosa NON funziona: ripassare di più il contenuto. Il contenuto, in questi casi, spesso c’è già: il problema è la tenuta sotto il vincolo del tempo e della valutazione, non la conoscenza.

Cosa funziona: allenarsi sotto le stesse condizioni del compito — stesso tempo, stesso silenzio, niente libro — prima della verifica, non dopo. È un allenamento diverso da studiare di più, e ho scritto un protocollo apposta per farlo bene: allenarsi sotto tempo.

La sera del voto brutto: cosa dire e cosa no

Tre frasi che aprono la conversazione:

  • “Facciamo vedere insieme dove hai perso i punti?”
  • “Ti sei bloccato su qualcosa in particolare, o era diffuso su tutto il compito?”
  • “Cosa ti aspettavi di trovare che poi non c’era?”

Tre frasi che la chiudono, anche se dette con le migliori intenzioni:

  • “Ai miei tempi bastava studiare” — non aiuta a capire l’errore, sposta il discorso su un confronto che il ragazzo non può vincere.
  • “Non ti preoccupare, è normale” — vero, ma detto subito e basta chiude la conversazione prima che si arrivi alla diagnosi: prima si guarda insieme il compito, poi si ridimensiona.
  • “Devi impegnarti di più” — non dice cosa fare di diverso, solo di fare di più la stessa cosa che non ha funzionato.

Il colloquio con il professore

Ha senso solo se si arriva con una domanda precisa, non con “come va?”. Tre cose da chiedere:

  1. “Dove sbaglia, di preciso — su quale tipo di esercizio?” Non “è preparato?”, che è una domanda a cui si risponde con un voto, non con un’informazione utile.
  2. Vedere la verifica corretta insieme, riga per riga, non solo il numero finale.
  3. Cosa esce alla prossima verifica, per sapere se il tempo va investito a chiudere il buco di oggi o a inseguire il programma nuovo.

Cosa dice davvero la lettera del consiglio di classe

A ottobre-novembre, dopo le prime verifiche, molte scuole mandano una comunicazione alle famiglie sugli studenti con difficoltà nelle prime settimane. È una segnalazione precoce, non un giudizio definitivo: serve esattamente a permettere di attivarsi mentre c’è ancora tutto il primo quadrimestre davanti, non a certificare che l’anno sia compromesso. Il modo giusto di leggerla è come un promemoria con una data, non come un verdetto.

Una nota su DSA e certificazioni

Se l’errore è sempre dello stesso tipo, se la lettura ad alta voce è visibilmente più faticosa dei compagni, se c’è una differenza netta fra come risponde a voce e come scrive — vale la pena parlarne con la scuola, senza allarmismo: sono segnali, non diagnosi, e la parte clinica la fa chi di competenza. Se invece una certificazione esiste già da prima, va consegnata subito, non aspettando dicembre: il PDP si costruisce nel primo periodo dell’anno, e prima arriva la certificazione, prima il piano è operativo alla verifica successiva invece che a quella dopo ancora. Su come funziona la consegna e cosa deve contenere un PDP fatto bene, c’è una guida dedicata: PDP e PEI: che differenza c’è e come si chiede il PDP a scuola.

Un piano di tre settimane, dopo il voto brutto

Non tre ore al giorno: 30-40 minuti, ma tutti i giorni, con un obiettivo diverso per fase.

Settimana 1 — diagnosi. Rivedere insieme il compito corretto, esercizio per esercizio, e classificare ogni errore in una delle tre categorie sopra. Non si comincia a esercitarsi finché non è chiaro che tipo di errore è: altrimenti si rischia di allenare la cosa sbagliata.

Settimana 2 — lavoro mirato. Se è lacuna: esercizi solo su quel punto specifico, 20-30 minuti al giorno. Se è metodo: rifare gli esercizi del capitolo corrente senza guardare la teoria mentre si lavora, controllando solo alla fine. Se è ansia: una simulazione a tempo a metà settimana, in condizioni realistiche.

Settimana 3 — verifica e consolidamento. Una prova a tempo che riproduce il formato del compito reale, corretta a freddo il giorno dopo (non subito: la correzione a caldo nasconde metà degli errori). Se il tipo di errore individuato in settimana 1 non compare più, il lavoro ha funzionato; se ricompare, la settimana 2 va ripetuta su quel punto specifico, non allargata a tutto il programma.

Per una struttura più ampia, che copra l’intero quadrimestre e non solo queste tre settimane, il piano di studio a blocchi mostra come si costruisce un piano vero, con date e monte ore.

Uno strumento per capire a che punto è, prima della verifica

Sul sito trovate anche le simulazioni di verifica del liceo: la risposta corretta è gratuita, la soluzione guidata si sblocca con la prima lezione. Servono a capire, prima del compito vero, se il lavoro fatto a casa sta reggendo — non a sostituire lo studio, ma a dare un dato invece di un’impressione.

Nota a margine: se vi state chiedendo quante insufficienze servano per una bocciatura, quella è una domanda di giugno, di scrutinio finale — questo post parla di ottobre, di una singola verifica, che è una cosa completamente diversa e molto meno grave. Il quadro sullo scrutinio è qui: Quante insufficienze per essere bocciati alle superiori.

Se invece volete far leggere qualcosa direttamente a vostro figlio o vostra figlia, il post gemello rivolto a lui (non a voi) copre lo stesso argomento dal suo punto di vista: La prima verifica di matematica in prima superiore: come prepararsi. E per la matematica in generale, c’è /materie/matematica/.

Se dopo aver fatto la diagnosi volete un confronto, la prima chiamata conoscitiva è gratuita e dura mezz’ora.

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