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PDP e PEI: che differenza c'è e come si chiede il PDP a scuola

Chi certifica un DSA, che cosa distingue il PDP dal PEI, come e quando consegnare la certificazione a scuola e cosa deve contenere il piano di tuo figlio.

di Gaetano Livornese

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Settembre è il mese dei messaggi che iniziano così: “abbiamo la diagnosi di dislessia arrivata a luglio, la scuola ricomincia tra una settimana, cosa facciamo adesso?”. Oppure: “ci hanno parlato di PDP, ma la professoressa di matematica ha detto che serve il PEI, e non abbiamo capito la differenza”.

Le due sigle non sono sinonimi e non riguardano gli stessi studenti. Confonderle costa tempo, e a settembre il tempo conta: la certificazione consegnata prima dell’inizio delle lezioni produce un piano già operativo alla prima verifica di ottobre; la stessa certificazione consegnata a dicembre arriva quando le prime insufficienze sono già a registro.

Qui metto in fila le cose nell’ordine in cui servono a una famiglia: chi certifica cosa, che differenza c’è fra PDP e PEI, come si consegna la documentazione, che cosa deve esserci scritto dentro un PDP fatto bene e come si trasforma quel foglio in un pomeriggio di studio che funziona. Non sono un neuropsicologo e non faccio diagnosi: la parte clinica la fanno altri. Quello che vedo io, da tutor, è la parte dopo — cioè cosa succede quando il piano c’è ma nessuno lo usa.

Le due sigle in dieci righe

PDP sta per Piano Didattico Personalizzato. Riguarda studenti con DSA (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia, legge 170/2010) e studenti con BES di altro tipo. Non prevede insegnante di sostegno: il programma resta quello della classe, con gli stessi obiettivi e la stessa valutazione. Cambiano gli strumenti con cui lo studente ci arriva e i tempi con cui viene verificato.

PEI sta per Piano Educativo Individualizzato. Riguarda studenti con disabilità certificata ai sensi della legge 104/1992. Prevede l’insegnante di sostegno, un Gruppo di Lavoro Operativo che comprende famiglia e specialisti, e — quando serve — obiettivi didattici diversi da quelli della classe.

La differenza in una frase: il PDP cambia la strada, il PEI può cambiare anche la meta. Uno studente con PDP fa la stessa verifica dei compagni, con la calcolatrice e con venti minuti in più; uno studente con PEI può fare una verifica progettata su obiettivi propri.

Terzo caso, che genera metà della confusione: l’ADHD. Certificato come disturbo del neurosviluppo dà diritto a un PDP, come i DSA; se la certificazione riconosce anche una disabilità ai sensi della legge 104, si passa al PEI. Non lo decide né la famiglia né la scuola: lo dice il documento che avete in mano. Prima di parlare con i docenti, guardate quali norme cita.

Chi certifica un DSA, e quanto ci vuole

La legge 170/2010 affida la certificazione al Servizio Sanitario Nazionale. Nelle Regioni in cui i servizi pubblici non riescono a coprire la domanda, la certificazione può arrivare da strutture o specialisti privati accreditati dalla Regione.

Qui è dove le famiglie si perdono: la regola varia da Regione a Regione. In alcune la diagnosi di un privato accreditato è pienamente valida a scuola dal giorno in cui la consegnate; in altre passa prima da un gruppo di validazione dell’ASL, e fino ad allora la scuola ha in mano un documento “in attesa”. Non esiste una risposta nazionale unica: sta sul sito della vostra ASL o dell’ufficio scolastico regionale, ed è la prima telefonata da fare.

C’è però una cosa che quasi nessuno sa: la circolare ministeriale del 6 marzo 2013 sui BES consente al consiglio di classe di attivare un PDP anche in attesa della certificazione definitiva, sulla base della documentazione disponibile. Se avete una diagnosi privata e aspettate la validazione, potete chiedere per iscritto un piano provvisorio. Alcune scuole non sanno di poterlo fare, e una richiesta scritta che cita la circolare chiude la discussione in due giorni.

Sui tempi e i costi vi dico quello che vedo, con l’avvertenza che sono ordini di grandezza e non dati ufficiali. Nel pubblico l’attesa per una valutazione completa si misura in mesi, non in settimane, con differenze enormi fra territori. Nel privato una valutazione diagnostica completa (colloquio, batteria di test, relazione) è nell’ordine di diverse centinaia di euro, con variazioni forti per città e per centro. Alle famiglie che partono dal privato consiglio comunque di mettersi in lista anche nel pubblico: la lista continua a scorrere e la validazione arriva senza ricominciare da capo.

Ultima nota, non un dettaglio: la certificazione DSA va aggiornata al passaggio di ciclo, all’ingresso alle medie e alle superiori. Se la diagnosi è di terza elementare e vostro figlio è in prima superiore, il documento va rinnovato: la scuola può legittimamente chiederlo.

Cosa fare adesso, in ordine

Questa è la sequenza che consiglio a una famiglia che ha la certificazione in mano a settembre.

  1. Protocollate la certificazione in segreteria. Non consegnatela al docente di matematica nel corridoio e non mandatela solo via mail al coordinatore: va depositata in segreteria didattica con protocollo, e voi conservate la ricevuta. Fa partire ufficialmente l’iter e vi dà una data certa se più avanti nasce un problema.
  2. Chiedete un colloquio con il coordinatore di classe entro le prime due settimane. Non per “raccomandare” il ragazzo: per dire dove si inceppa. “Legge lentamente” dice poco; “legge il testo tre volte e si perde alla seconda condizione, ma se glielo leggo ad alta voce lo risolve” dice tutto, e da lì nasce una misura vera.
  3. Partecipate alla stesura del PDP. È un atto del consiglio di classe, ma va redatto in modo collegiale e condiviso con la famiglia: non è un modulo che arriva già firmato. Se ve lo consegnano compilato, avete diritto a leggerlo, chiedere modifiche e mettere a verbale le vostre osservazioni.
  4. Controllate i tempi. La prassi diffusa è che il PDP sia redatto entro il primo trimestre, cioè fra fine novembre e inizio dicembre. Non è un termine perentorio uguale in tutta Italia: la circolare interna del vostro istituto può fissarne uno proprio, e conviene chiederla.
  5. Rileggetelo a febbraio. Il PDP è un documento vivo: se una misura non serve più, o ne serve una che non c’era, si aggiorna su richiesta al coordinatore.

Se la scuola non risponde, la scala è: coordinatore di classe → referente d’istituto per l’inclusione → dirigente scolastico, con richiesta scritta. Quasi sempre si chiude al primo o secondo gradino, purché la richiesta sia concreta.

Cosa deve esserci dentro un PDP che funziona

Ho letto molti PDP. Quelli inutili si riconoscono subito: lunghi, pieni di formule generiche (“valorizzare i punti di forza”, “favorire l’autostima”) e senza una sola indicazione che un docente possa applicare martedì mattina durante un compito. Un PDP utile è specifico e si divide in due famiglie di misure.

Strumenti compensativi — cose che lo studente può usare:

  • calcolatrice (e, dove serve, calcolatrice grafica);
  • formulario o tabella delle formule durante le verifiche;
  • mappe concettuali e schemi prodotti dallo studente;
  • sintesi vocale e libri in formato digitale;
  • tabelle di conversione delle unità di misura, tavola periodica, tabella dei verbi irregolari;
  • appunti del docente o registrazione della lezione.

Misure dispensative — cose che lo studente non è tenuto a fare, o a fare nello stesso modo:

  • tempi più lunghi (in genere fino al 30% in più) oppure una verifica ridotta di numero di esercizi, a parità di difficoltà;
  • interrogazioni programmate, non a sorpresa;
  • dispensa dalla lettura ad alta voce in classe;
  • riduzione del carico di compiti a casa, in particolare degli esercizi ripetitivi;
  • valutazione del contenuto e non della forma negli scritti (ortografia, calligrafia);
  • per le lingue straniere, privilegiare l’orale sullo scritto quando la diagnosi lo motiva.

Due precisazioni che ripeto sempre, perché sono la fonte di quasi tutti gli scontri con i docenti.

La prima: il PDP non abbassa gli obiettivi. Vostro figlio deve saper risolvere l’equazione di secondo grado come tutti gli altri. La calcolatrice gli toglie l’errore di calcolo che gli mangiava i punti, non la formula risolutiva. Chi presenta il PDP come uno sconto prepara un conflitto per l’anno prossimo, quando il livello salirà.

La seconda: il formulario va costruito, non fotocopiato. Uno studente che si scrive da solo il foglio delle formule, e lo riordina tre volte durante l’anno, alla fine lo consulta poco perché nel frattempo l’ha imparato. Chi riceve un formulario stampato lo guarda per tutta la verifica e non impara niente. È la differenza fra usare le mappe e riceverle.

Due casi concreti

Caso 1 — discalculia, seconda superiore, insufficienza in matematica. PDP attivo dal primo anno, quattro e mezzo al primo compito sui radicali, famiglia convinta che il PDP “non funzioni”. Guardiamo il compito insieme: gli errori non sono di calcolo, sono di condizione di esistenza — in non aveva scritto . Nessuna misura compensativa risolve una regola non studiata: il piano era corretto, mancava un pezzo di programma. Quattro settimane sulle condizioni di esistenza, compito successivo a sei e mezzo. Quando il voto non sale, prima di rimettere in discussione il piano bisogna capire se il problema è il canale (leggere, scrivere, calcolare) o il contenuto.

Caso 2 — dislessia, terza superiore, fisica. Studentessa con dislessia, PDP con tempi aggiuntivi e formulario. Andava male nei problemi ma bene negli esercizi numerici: il collo di bottiglia era il testo lungo dieci righe, che leggeva fino in fondo perdendo per strada i dati iniziali. Abbiamo aggiunto una routine, non uno strumento: leggere il testo una volta sola con la matita in mano, scrivere in colonna i dati con l’unità di misura e la richiesta, e solo dopo ragionare. Tre settimane per automatizzarla. Il tempo aggiuntivo del PDP è diventato una rete di sicurezza invece che una rincorsa: con m/s, m/s² e la richiesta dello spazio di frenata già scritti in colonna, la formula giusta arriva perché stai guardando i dati e non un muro di parole.

Il conto è banale. Il punto era arrivarci con i dati in ordine.

Come alleniamo il tempo delle verifiche

Il tempo aggiuntivo è la misura più richiesta e la peggio usata. Il PDP concede minuti in più, ma quasi nessuno allena lo studente a gestirli: si resta bloccati venti minuti sul secondo quesito e il margine si brucia lì.

Per questo, con uno studente con PDP, faccio sempre due o tre prove cronometrate a casa, prima nelle condizioni della classe e poi con il tempo maggiorato. Le verifiche simulate di matematica e fisica del sito servono bene a questo: sono organizzate per anno e per argomento — radicali in seconda, parabola in terza, trigonometria in quarta, derivate in quinta — hanno lo stesso formato di un compito in classe e non penalizzano gli errori. La risposta corretta di ogni quesito è gratis e senza registrazione; la soluzione guidata passo passo si sblocca con la prima lezione.

La regola pratica: fai la simulazione con il tempo standard e segna dove sei arrivato allo scadere, poi rifalla con il tempo maggiorato e guarda quali esercizi hai recuperato. Se il recupero c’è, quella misura del PDP funziona e va difesa. Se non cambia niente, il problema non è il tempo ma il contenuto — e al consiglio di classe si va con quel dato in mano, non con un’impressione.

Cosa può fare (e cosa no) un tutor esterno

Un tutor non certifica, non redige il PDP e non partecipa al consiglio di classe. Quello che può fare, molto concretamente, è tre cose.

Tradurre il piano in abitudini. “Uso delle mappe concettuali” scritto nel PDP è una parola, non un’abitudine. L’abitudine è che il ragazzo, mercoledì pomeriggio, sappia costruire la mappa di un capitolo in venti minuti senza copiarla dal libro: si insegna, si allena, e dopo un paio di mesi va da sola.

Chiudere le lacune sotto la diagnosi. Un DSA non spiega da solo un quattro in matematica: sotto ci sono quasi sempre buchi di programma di anni precedenti che in classe nessuno ha avuto tempo di richiudere. È lavoro lento, ed è quello che sposta la media. Come lo imposto materia per materia lo trovate nelle pagine di matematica e fisica, e nel post su come studiare matematica senza stress.

Abbassare la temperatura emotiva. Uno studente che colleziona voti bassi da anni arriva alla verifica convinto in partenza di sbagliare, e quella convinzione vale un voto in meno. Ne ho scritto in come gestire l’ansia da verifica: vale per tutti, qui vale doppio.

Come lavoriamo: lezioni online individuali, una o due a settimana secondo il carico, con materiali ed esercizi che restano allo studente. Le tariffe sono due: 40 € la lezione singola oppure 360 € il pacchetto da 10 ore (36 € l’ora). Pagamento offline — bonifico, Satispay, PayPal o Revolut. Nessun vincolo di durata.

In pratica, questa settimana

Se siete arrivati fin qui con una certificazione in mano e la scuola che sta per ricominciare, l’ordine è questo:

  1. protocollate la certificazione in segreteria e conservate il numero di protocollo;
  2. verificate sul sito dell’ASL o dell’ufficio scolastico regionale se nella vostra Regione la diagnosi privata è immediatamente valida o passa da validazione;
  3. chiedete un colloquio con il coordinatore entro le prime due settimane e portateci esempi concreti, non aggettivi;
  4. pretendete di leggere e discutere il PDP prima della firma, e controllate che le misure siano applicabili durante un compito reale;
  5. mettete alla prova le misure a casa, con una simulazione cronometrata, prima che lo faccia la verifica di ottobre.

Se volete un confronto su come organizzare il pomeriggio di studio di vostro figlio, o su quali lacune chiudere per prime, scrivetemi da contatti: il primo colloquio serve a capire dove si inceppa davvero, e da lì si decide se serve una mano o se basta sistemare il metodo.

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