È la domanda che mi arriva più spesso da un genitore, e di solito arriva con il registro elettronico aperto davanti: “tre insufficienze e lo bocciano, vero?”. La risposta onesta è che quel numero non esiste da nessuna parte nella norma, e credere che esista porta a due errori opposti: farsi prendere dal panico a novembre per due voti brutti, oppure stare tranquilli fino a maggio perché “tanto sono solo due materie”.
Quello che segue è il quadro vero: cosa dice la legge, cosa dice il regolamento della singola scuola (che è una cosa diversa), e cosa guarda davvero un consiglio di classe quando si siede allo scrutinio. Alla fine trovi le cose concrete da fare adesso, a settembre, quando c’è ancora tutto il tempo per cambiare il risultato.
La risposta breve: non esiste un numero fissato per legge
Nessuna norma nazionale stabilisce un numero di insufficienze oltre il quale si viene bocciati. La non ammissione all’anno successivo è una decisione del consiglio di classe, presa materia per materia, guardando quattro cose:
- la gravità dell’insufficienza (un 5 e un 3 non sono la stessa cosa);
- la continuità nel tempo (un 4 isolato a ottobre pesa meno di quattro mesi di 4);
- i margini di recupero realistici nel resto dell’anno o nell’estate;
- la partecipazione e il percorso complessivo dello studente.
Il corollario più importante, e quello che i genitori scoprono tardi: in teoria anche una sola insufficienza può giustificare la non ammissione, se il consiglio la ritiene irrecuperabile e motiva la decisione. Succede raramente, ma succede — tipicamente su una materia di indirizzo con un voto molto basso trascinato per tutto l’anno.
E vale anche il contrario: ci sono ragazzi ammessi con tre insufficienze non gravi, perché il consiglio ha visto una curva in salita nel secondo periodo.
Allora da dove viene la regola delle “tre insufficienze”?
Viene dai regolamenti d’istituto, cioè dal PTOF della singola scuola. È diffusissima — la trovi scritta o sottintesa in moltissime scuole — la soglia delle tre insufficienze gravi (voto ≤ 4) oltre la quale la non ammissione diventa molto probabile. Allo stesso modo, molte scuole limitano a tre il numero massimo di materie con giudizio sospeso: oltre quella soglia, invece di rimandare a settembre, si boccia.
Ma sono prassi interne, non legge. Due conseguenze pratiche:
- Quelle soglie cambiano da scuola a scuola. Il criterio applicato in classe di tuo figlio sta scritto nel PTOF del suo istituto, non in un articolo di legge che vale per tutti. Il PTOF è pubblico e scaricabile dal sito della scuola: leggere la sezione sui criteri di valutazione e ammissione richiede venti minuti ed è la cosa più utile che puoi fare oggi.
- La motivazione scritta a verbale è obbligatoria. Un giudizio di non ammissione privo di motivazione puntuale — cioè che non dice perché quelle carenze sono irrecuperabili in quel caso specifico — è viziato e impugnabile. Questo è il vero paracadute procedurale delle famiglie, molto più della conta dei voti.
Le due regole numeriche che invece esistono davvero
Qui i numeri ci sono, e sono vincolanti.
La condotta
Con la legge 1 ottobre 2024 n. 150, in vigore dal 31 ottobre 2024 e operativa dagli scrutini del 2024/25, nella secondaria di secondo grado:
- 5 in condotta → non ammissione all’anno successivo o all’esame di Stato, anche con tutti gli altri voti sufficienti;
- 6 in condotta → sospensione del giudizio fino a settembre, con un elaborato critico di educazione civica da presentare e discutere (in quinta si discute al colloquio d’esame). Elaborato assente o insufficiente → bocciatura;
- il credito scolastico massimo di fascia è attribuibile solo con condotta ≥ 9.
Il 2026/27 è la terza tornata di scrutini con queste regole: non è più una novità in rodaggio, è il meccanismo a regime. Se al primo periodo arriva un 6 in condotta, quella non è “una tirata d’orecchie”: è già dentro il perimetro della sospensione del giudizio.
Le assenze
L’anno scolastico è valido con almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato — quindi massimo 25% di assenze (DPR 122/2009). Sotto quella soglia lo studente non è valutabile e non viene ammesso, a prescindere dai voti.
Il collegio docenti può deliberare deroghe motivate: gravi motivi di salute documentati, terapie, gravidanza, attività sportiva agonistica certificata. La deroga non è automatica, va chiesta e documentata, e resta la condizione che ci siano elementi sufficienti per valutare. Se tuo figlio ha una condizione che genera assenze ricorrenti, il momento di parlarne con il coordinatore è ora, non a maggio con il conteggio già chiuso.
Il caso più frequente non è la bocciatura: è il debito
Vale la pena tenere in testa gli ordini di grandezza, perché ridimensionano parecchio la paura di settembre. Sui dati MIM dell’anno scolastico 2025/26 (rilevazione al 3 agosto 2026):
| Voce | Dato |
|---|---|
| Studenti di 1ª–4ª con giudizio sospeso | 17,7% |
| Solo licei | 15,7% |
| Per anno di corso | 1ª 17,7% · 2ª 19,7% · 3ª 18,2% · 4ª 15,3% |
| Rimandati che non superano l’esame di settembre | circa 8% |
Due letture che contano per un genitore. La prima: il picco dei debiti è in seconda, non in prima — il crollo tipico non è l’impatto con la scuola nuova, è l’anno in cui il programma di matematica accelera (radicali, sistemi, rette) su basi rimaste fragili. La seconda: oltre nove rimandati su dieci passano l’esame di settembre. Il debito è un problema serio e costoso in termini di estate, ma quasi mai è l’anticamera della bocciatura.
E la materia più debitata, con ampio margine, è matematica.
Due casi concreti
Caso 1 — Prima liceo scientifico, dicembre. In pagella: 4 in matematica, 5 in latino, 6 nelle altre. I genitori pensano “due insufficienze, siamo lontani dalla soglia”. In realtà il segnale importante non è il conteggio: è che il 4 in matematica arriva da compiti su equazioni di primo grado e scomposizioni, cioè dagli strumenti su cui poggia tutto il resto del biennio. Lasciato com’è, quel 4 non resta un 4: in seconda diventa un 3 sui radicali, perché razionalizzare un denominatore richiede proprio le scomposizioni che non sono mai state sistemate. Qui la mossa giusta a gennaio non è “studiare di più”, è tornare indietro di quattro mesi e chiudere il buco specifico.
Caso 2 — Quarta, insufficienza unica ma cronica. 4 in matematica da settembre a maggio, tutto il resto tra 6 e 7. Una sola insufficienza, quindi nessuna soglia superata. Eppure è il caso in cui il consiglio di classe discute davvero la non ammissione, perché la continuità pesa più del numero: una carenza che non si è mossa in nove mesi è, agli occhi dei docenti, una carenza strutturale. Il finale più comune è comunque la sospensione del giudizio, con una prova di settembre su tutto il programma dell’anno — che a quel punto significa un’estate di lavoro vero.
In entrambi i casi il punto è lo stesso: conta la direzione, non la fotografia. Un consiglio di classe guarda se la curva sta salendo. Il modo più efficace di far vedere che sta salendo è che salga davvero, e per farlo bisogna sapere esattamente dov’è il buco.
Come si capisce dov’è il buco, senza indovinare
Prima di iscrivere tuo figlio a qualsiasi corso, serve una diagnosi. La differenza tra “va male in matematica” e “non sa scomporre un trinomio e quindi si blocca su metà degli esercizi” è tutta la differenza tra un anno di ripetizioni generiche e due mesi di lavoro mirato.
Il modo più rapido e gratuito per ottenerla è far fare una verifica simulata di matematica sull’argomento che sta facendo in classe adesso: 15 quesiti in 50 minuti, senza penalità, sul programma vero del suo anno. La risposta corretta di ogni esercizio è gratuita; la soluzione guidata passo passo si sblocca con la prima lezione. In un’ora si passa da “va male” a una lista di tre o quattro argomenti su cui lavorare, che è un’informazione utilissima anche solo per parlare con il professore al colloquio.
Cosa fare adesso, a settembre
L’intera logica di questo articolo dice una cosa sola: il momento in cui si decide l’ammissione non è lo scrutinio, sono i mesi che lo precedono. A settembre hai il massimo del margine e il minimo del costo. Un ordine di priorità che funziona:
- Scarica il PTOF dal sito della scuola e leggi i criteri di ammissione e di sospensione del giudizio. Dieci minuti, e smetti di ragionare su soglie inventate.
- Guarda i voti dell’anno scorso, non quelli di quest’anno — quest’anno non ce ne sono ancora. Le materie che hanno chiuso con 6 tirato sono quelle che quest’anno diventano 5.
- Fissa il colloquio con il coordinatore entro ottobre, prima delle prime verifiche. Il messaggio utile non è “come va?”, è “quali sono le lacune del biennio che vede in classe?”.
- Se c’è una certificazione DSA o BES, consegnala subito: il PDP va costruito di norma entro il primo periodo. Ne ho scritto in dettaglio in PDP e PEI: differenza e come si chiede a scuola.
- Non trasformare la paura della bocciatura in pressione a casa. Nella mia esperienza le spirali peggiori partono da lì: minacce, confronti con i fratelli, ritiro dello sport. Lo sport e le amicizie sono spesso l’unica cosa che tiene la motivazione in piedi. Se c’è una componente d’ansia, queste tecniche per l’ansia da verifica sono un punto di partenza concreto.
- Intervieni sulla materia critica entro novembre, non a marzo. Recuperare tre mesi di programma è un lavoro; recuperarne otto è un’estate.
Se la non ammissione è già arrivata
Se sei qui perché la bocciatura è già stata deliberata, due cose valgono la pena di essere sapute. La prima: hai diritto di accedere al verbale dello scrutinio e leggere la motivazione. La seconda: il ricorso al TAR va presentato entro 60 giorni dalla notifica — è un termine perentorio, serve assistenza legale, ed esiste anche la via del ricorso straordinario al Capo dello Stato, i cui presupposti e termini valuta l’avvocato. I motivi che reggono sono quasi sempre procedurali: vizio di motivazione, mancata comunicazione tempestiva delle carenze alla famiglia, errori nello svolgimento dello scrutinio. Non è “mio figlio meritava di più”: è “la scuola non ha fatto quello che doveva fare”.
Come lavoriamo noi su questi casi
Quando mi scrive un genitore in questa situazione, la prima lezione non è una lezione: è mezz’ora in cui guardo con lo studente i compiti dell’anno scorso e la simulazione, e capisco se il problema è una lacuna precisa, un metodo assente, o le due cose insieme. Da lì esce un piano con un numero di ore stimato, non un abbonamento a tempo indeterminato.
Le lezioni sono online, uno a uno, con un tutor della materia. Una lezione singola costa 40 €; il pacchetto da 10 ore costa 360 € (36 €/h). Il pagamento è offline — bonifico, Satispay, PayPal, carta — e non si paga nulla per la chiamata conoscitiva iniziale di 30 minuti. Se serve un punto di partenza sulla materia più a rischio, la pagina di ripetizioni di matematica racconta come strutturiamo il recupero per anno, e se l’estate scorsa si è chiusa con un debito c’è la guida dedicata al recupero del debito di matematica.
Se vuoi capire a che punto è davvero tuo figlio prima che arrivino le prime verifiche, scrivimi dalla pagina contatti: la prima mezz’ora serve a dirti se serve aiuto e quanto, anche quando la risposta è “per ora no”.