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Open day e scelta della scuola superiore: il calendario

Gli open day iniziano a novembre: come muoversi da ora, cosa chiedere davvero e il calendario completo fino alle iscrizioni di febbraio.

di Gaetano Livornese

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Siamo a fine settembre 2026. Gli open day delle scuole superiori iniziano a novembre — quindi fra sei e otto settimane — e proseguono fino a gennaio, con le iscrizioni online che chiudono a febbraio. Chi comincia a informarsi adesso arriva al primo open day con le domande giuste, ha il tempo di visitarne più di uno e di confrontarli con calma. Chi aspetta gennaio sceglie sotto la pressione della scadenza, spesso sulla base di un solo pomeriggio passato in un corridoio affollato. Questo post esce con due mesi di anticipo apposta per questo.

La domanda giusta non è “quale scuola”, è “come impara”

Il primo errore, molto comune, è partire dalla materia preferita: “gli piace la storia, allora liceo classico”, “è bravo in matematica, allora scientifico”. La materia preferita in terza media conta meno di quanto sembri, perché a quell’età il gusto per una disciplina dipende spesso più dall’insegnante che dalla materia in sé.

La domanda che vale davvero è un’altra: il ragazzo regge cinque anni di studio prevalentemente teorico, fatto di libri, testi da comprendere e argomentare, verifiche scritte e orali su contenuti astratti? Oppure ha bisogno di vedere un risultato concreto, di mettere le mani su qualcosa, di alternare teoria e pratica per restare motivato?

Questa è la vera linea di confine fra liceo, istituto tecnico e istituto professionale — molto più della materia che piace di più oggi. Un ragazzo che si annoia rapidamente sui libri ma si accende davanti a un laboratorio non sta “scegliendo un ripiego” se va al tecnico: sta scegliendo l’ambiente in cui può effettivamente rendere. Il contrario vale altrettanto: un liceo scelto per prestigio da uno studente che ha bisogno di concretezza produce cinque anni di fatica e un rendimento sotto le sue possibilità reali.

Liceo, tecnico, professionale, IeFP: la tabella onesta

Prima di guardare i nomi degli indirizzi, vale la pena chiarire tre cose che circolano come verità e non lo sono:

  • il liceo non è “per i più bravi”: è per chi vuole (e regge) un percorso orientato principalmente all’università, con più teoria e meno laboratorio;
  • il tecnico non è un ripiego: prepara sia al lavoro sia all’università, con un equilibrio diverso fra teoria e pratica rispetto al liceo;
  • il professionale non chiude le porte dell’università: dà accesso all’esame di Stato come gli altri due, con un diploma a tutti gli effetti.

Quello che invece chiude l’accesso diretto all’università, e va detto con chiarezza, è la sola qualifica IeFP di tre anni — non il percorso professionale statale di cinque anni.

PercorsoChe cosa dà a fine cicloQuanto studio a casaQuanto laboratorioChe cosa NON è vero
Liceo (classico, scientifico, linguistico, artistico, scienze umane, musicale/coreutico)Diploma, accesso diretto a qualsiasi facoltà universitariaAlto, prevalentemente studio individuale su testiBasso o medio, dipende dall’indirizzoNon è “per chi è più intelligente”: è per chi regge un metodo di studio teorico su cinque anni
Istituto tecnicoDiploma, accesso all’università e al mondo del lavoro, spendibile anche su filiera 4+2 e ITSMedioMedio-alto, con progetti e laboratori settimanaliNon è un liceo “più facile”: ha un carico di studio comparabile, distribuito diversamente
Istituto professionaleDiploma, accesso all’università come gli altri due, forte orientamento al lavoroMedio-bassoAlto, con stage e formazione scuola-lavoro strutturataNon “chiude” l’università: il diploma professionale dà accesso come qualsiasi altro
IeFP (percorso regionale, 3 anni, in CFP o istituti professionali in sussidiarietà)Qualifica professionale dopo 3 anni; con un 4° anno, diploma professionaleBasso, impostazione fortemente praticaMolto altoLa sola qualifica di 3 anni non dà accesso all’università; nemmeno il diploma professionale del 4° anno lo dà in modo diretto — serve un anno integrativo sul curricolo statale con Esame di Stato

Questo ultimo punto è la confusione più costosa che una famiglia possa fare in questa fase: scegliere un percorso IeFP pensando che sia “un professionale più breve” e scoprire solo dopo che per arrivare all’università serve un anno in più, e non uno qualsiasi, ma un anno di riallineamento sul curricolo statale seguito da un vero Esame di Stato. Se l’obiettivo di lungo periodo include anche solo la possibilità di andare all’università, questo va chiarito prima di firmare l’iscrizione, non dopo.

Il calendario da qui a febbraio

PeriodoChe cosa succede
OttobreRicognizione: elenco delle scuole papabili, primi open day (alcune scuole ne organizzano di anticipati), lettura del PTOF sul sito di ciascun istituto
Novembre–gennaioOpen day nella maggior parte delle scuole
DicembreIl consiglio di classe di terza media redige il consiglio orientativo, reso disponibile alla famiglia tramite l’E-Portfolio sulla piattaforma Unica
Dicembre–febbraioProve di ammissione per il liceo musicale e coreutico — in anticipo rispetto alle iscrizioni ordinarie
Gennaio–febbraioIscrizioni online su Unica (per l’anno 2026/27 la finestra fu dal 13 gennaio al 14 febbraio 2026, poi prorogata al 21 febbraio 2026; le date per il 2027/28 non sono ancora note, escono con una circolare ministeriale in genere in autunno — verificale sul sito del Ministero quando arrivano)

Il punto del calendario che quasi nessuno guarda in tempo è la riga del musicale e del coreutico: chi punta su uno di questi due licei ha una scadenza molto più stretta di tutti gli altri, perché la prova di ammissione si svolge prima delle iscrizioni ordinarie, fra dicembre e febbraio. È l’errore di calendario più frequente che vediamo: la famiglia tratta il musicale come un liceo qualunque, arriva a gennaio pronta per l’iscrizione online, e scopre che la prova d’ingresso era già passata a dicembre.

Come si va davvero a un open day

Il depliant e la visita guidata mostrano l’aula di informatica nuova, il laboratorio di scienze, magari un progetto Erasmus. Sono informazioni vere ma non sono le informazioni che servono per decidere. Le domande che fanno davvero la differenza sono altre, e vanno fatte a voce, guardando negli occhi chi risponde:

  1. In media, quante ore di compiti a casa affrontano gli studenti di prima e seconda ogni sera?
  2. Quanti studenti si ritirano o si trasferiscono ad altra scuola dopo il primo anno, e da che indirizzo arrivano di più queste richieste?
  3. Come funziona in pratica il recupero delle insufficienze in itinere: sportelli, corsi pomeridiani, tutoraggio tra pari?
  4. Quante ore di laboratorio effettive ci sono ogni settimana, non sul carta ma nell’orario reale?
  5. Come e con che frequenza la scuola comunica con le famiglie sull’andamento, al di là del registro elettronico?
  6. Che cosa succede a uno studente che arriva con lacune pregresse in matematica: c’è un test d’ingresso, un corso di riallineamento, o si parte tutti dallo stesso punto?
  7. Qual è il rapporto fra il numero di studenti e i docenti che seguono l’orientamento in itinere?
  8. Nelle classi di indirizzo scientifico/tecnico, quanti studenti scelgono poi facoltà STEM all’università?
  9. Come vengono gestiti i DSA e i BES nella pratica quotidiana, non solo nel PTOF?
  10. C’è un docente tutor o un docente orientatore di riferimento per ogni classe, e con che cadenza incontra gli studenti?

Le risposte a queste dieci domande dicono più sulla scuola di qualsiasi opuscolo. Una scuola che risponde con numeri precisi e senza imbarazzo alle domande 2 e 6 è, di solito, una scuola che ha davvero un sistema di supporto e non solo l’intenzione di averlo.

Il consiglio di orientamento: che peso dargli

A dicembre arriva il consiglio orientativo del consiglio di classe di terza media, visibile alla famiglia sull’E-Portfolio della piattaforma Unica. È non vincolante: nessuno obbliga a seguirlo. Ma buttarlo via senza leggerlo con attenzione è un errore diverso e speculare a quello di considerarlo un verdetto.

Il consiglio orientativo viene da persone che hanno osservato il ragazzo per tre anni, in un contesto scolastico reale: sanno come si comporta sotto pressione di una verifica, se regge lo studio autonomo o ha bisogno di essere guidato, se il suo rendimento sale o scende con il carico di materie teoriche. È un’informazione preziosa da mettere sul tavolo insieme al desiderio del ragazzo, non un’indicazione da seguire alla lettera né da ignorare per principio.

Gli errori tipici da evitare

  • Scegliere la scuola degli amici. È la ragione più frequente e la meno legata al merito della scelta: il gruppo di amici cambia comunque nei primi mesi di superiori, l’indirizzo sbagliato resta per cinque anni.
  • Scegliere per la reputazione dell’istituto invece che per l’indirizzo specifico. Una scuola “prestigiosa” può avere un indirizzo forte e uno debole nello stesso edificio.
  • Il genitore che sceglie la scuola che avrebbe voluto fare lui. Capita più spesso di quanto si ammetta, ed è quasi sempre un progetto sul genitore travestito da consiglio al figlio.
  • Il musicale scoperto tardi. Iscriversi pensando alle iscrizioni ordinarie di gennaio-febbraio e scoprire a gennaio che la prova d’ammissione era già a dicembre.
  • Ignorare le lacune pregresse. Un ragazzo che arriva alla scelta con basi fragili in matematica ha bisogno di sapere, prima di scegliere, come quella specifica scuola gestisce chi parte indietro — vedi domanda 6 della lista sopra. Se le basi sono già un problema oggi, lavorarci nei mesi prima dell’inizio delle superiori (qui trovi qualche indicazione su come affrontare la matematica) rende molto più semplice qualunque scelta si faccia.

E se a novembre della prima superiore ci si accorge di aver sbagliato?

Questa è la parte che toglie davvero il panico dalla decisione, e va detta chiaramente fin da ora: la scelta di gennaio non è irreversibile.

Entro il 31 gennaio del primo o secondo anno, un cambio di indirizzo si può fare senza esami integrativi: è la scuola che accoglie lo studente a organizzare il riallineamento sulle materie diverse. Dal terzo anno in poi, invece, il cambio richiede esami integrativi sulle sole discipline non frequentate nel nuovo indirizzo — un impegno maggiore, ma comunque un percorso possibile, non un vicolo cieco.

Saperlo prima aiuta a vivere la scelta di gennaio-febbraio con la giusta serietà, senza il peso di doverla per forza azzeccare al primo colpo. Un biennio è pensato anche per verificare che l’indirizzo scelto sia quello giusto, e la possibilità di correggere entro il 31 gennaio esiste proprio per questo.

Da dove partire

Se un ragazzo o una ragazza arriva a questa fase con basi incerte in matematica, indipendentemente da quale indirizzo sceglierà, colmare quel divario prima dell’inizio delle superiori evita che il primo anno parta già in salita. Se vuoi una mano a capire da dove cominciare, la prima chiamata conoscitiva è gratuita e dura mezz’ora.

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