In molti corsi di Algebra lineare e geometria, al primo anno di ingegneria o di un corso scientifico, gli autovalori e la diagonalizzazione si fanno tra fine ottobre e novembre. L’esame è nella sessione invernale, fra otto e quattordici settimane, ma i compitini e le prove parziali di molti corsi cadono a fine novembre o a dicembre, cioè fra quattro e otto settimane da oggi. Ogni ateneo ha il suo calendario e va controllato sul programma del corso; il punto è che questo capitolo è quello dove la teoria e i conti si incontrano, e conviene sistemarlo ora.
Il calcolo, qui, non è il problema: polinomio caratteristico e sistemi lineari si allenano. Dove ci si blocca, soprattutto all’orale, è nel capire cosa significano le parole: autovettore, autospazio, molteplicità. Chi fa i conti senza averle capite sbaglia l’ultimo passaggio, quello che decide se la matrice è diagonalizzabile.
Cosa significa
Una matrice di ordine agisce sui vettori di : in genere un vettore viene ruotato, allungato, schiacciato, e finisce in una direzione diversa. Gli autovettori sono le direzioni speciali che non fa uscire dalla propria retta: il vettore resta sulla stessa retta e viene soltanto moltiplicato per un numero.
Il numero è l’autovalore. Se il vettore viene triplicato, se viene ribaltato, se viene annullato (e allora sta nel nucleo di ). La condizione non è un dettaglio: il vettore nullo soddisfa per qualunque , quindi se fosse ammesso ogni numero sarebbe un autovalore e la definizione non direbbe niente.
La procedura in tre passi
Passo 1: polinomio caratteristico. equivale a . Questo sistema omogeneo ha soluzioni non nulle solo se la matrice è singolare, cioè se
Sviluppando il determinante esce un polinomio di grado in , il polinomio caratteristico.
Passo 2: autovalori. Le radici del polinomio sono gli autovalori. La molteplicità algebrica di un autovalore è quante volte compare come radice.
Passo 3: autospazi. Per ogni autovalore si risolve . L’insieme delle soluzioni è l’autospazio , e la sua dimensione è la molteplicità geometrica. Siccome è radice del polinomio caratteristico, la matrice è singolare e l’autospazio ha dimensione almeno 1: se trovi solo il vettore nullo, hai sbagliato un conto.
Due controlli gratuiti sugli autovalori trovati: la loro somma è uguale alla traccia di (somma degli elementi sulla diagonale) e il loro prodotto è uguale a , ciascuno contato con la sua molteplicità. Li uso sempre, anche all’esame, perché costano dieci secondi.
Quando la matrice è diagonalizzabile
è diagonalizzabile se esiste una matrice invertibile tale che
con diagonale. Le colonne di sono autovettori di e gli elementi sulla diagonale di sono i corrispondenti autovalori, nello stesso ordine. Detto in modo equivalente: è diagonalizzabile se e solo se in (o ) esiste una base fatta di autovettori.
Il criterio da sapere a memoria: è diagonalizzabile se e solo se per ogni autovalore la molteplicità geometrica è uguale alla molteplicità algebrica. Si ha sempre
e questo dà due scorciatoie:
- se i autovalori sono tutti distinti, ogni autovalore ha molteplicità algebrica 1, quindi anche geometrica 1: la matrice è diagonalizzabile senza altri conti;
- un autovalore semplice non crea mai problemi; il controllo serve solo per gli autovalori ripetuti.
A cosa serve diagonalizzare? Perché con le potenze diventano facili: , e elevare una matrice diagonale significa elevare i suoi elementi. È la tecnica con cui si risolvono ricorrenze e sistemi di equazioni differenziali lineari, e per questo ricompare in altri esami.
Esercizio 1: matrice con tre autovalori distinti
Diagonalizzare
Polinomio caratteristico. Sviluppo lungo la terza colonna, che ha un solo elemento non nullo:
Autovalori: . Controllo: somma , traccia . Prodotto , determinante . Quadra tutto.
Sono tre autovalori distinti in dimensione 3, quindi è diagonalizzabile. Mi mancano gli autovettori.
. . Le equazioni sono e . Prendo : , . Autovettore .
. . Da e segue , . Autovettore .
. . La terza riga dà , la prima poi , e è libera. Autovettore .
Verifica. . . . Quindi
con . Le colonne di e gli elementi di vanno nello stesso ordine: scambiarne due senza scambiare l’altra è un errore da distrazione che costa il punto.
Esercizio 2: l’autovalore doppio che non basta
Dire se è diagonalizzabile
Il polinomio caratteristico è : un solo autovalore, , con molteplicità algebrica 2. Ora l’autospazio:
L’unica equazione è , con libera. Quindi , di dimensione 1. La molteplicità geometrica (1) è minore di quella algebrica (2): non è diagonalizzabile. Non esistono due autovettori indipendenti, quindi non esiste una base di autovettori.
Questa è la trappola più frequente: il polinomio caratteristico si fattorizza benissimo, gli autovalori sono interi, e uno è portato a dire “diagonalizzabile” senza calcolare l’autospazio. Con un autovalore ripetuto il controllo della molteplicità geometrica non è facoltativo.
Confronta con : stesso polinomio caratteristico, stesso autovalore doppio, ma qui è la matrice nulla, l’autospazio è tutto (dimensione 2) e la matrice è, ovviamente, diagonalizzabile. Due matrici con lo stesso polinomio caratteristico possono comportarsi in modo diverso, ed è esattamente quello che il criterio misura.
Esercizio 3: matrice simmetrica e teorema spettrale
Diagonalizzare
Traccia , . Provo : , quindi è un autovalore. Per gli altri: somma e prodotto danno con molteplicità algebrica 2.
Ora il controllo dell’autovalore doppio. ha tutti gli elementi uguali a 1, quindi ha rango 1 e il suo nucleo ha dimensione : è il piano . Molteplicità geometrica algebrica , e la matrice è diagonalizzabile. Una base dell’autospazio è e ; insieme a per si ottiene la base di autovettori.
Qui non c’era bisogno di controllare niente di speciale, perché è simmetrica. Il teorema spettrale dice che una matrice reale simmetrica ha autovalori tutti reali, è sempre diagonalizzabile, e autovettori di autovalori diversi sono ortogonali. Lo si verifica subito: e . Se si normalizza una base ortogonale dell’autospazio (qui basta ortogonalizzare i due vettori del piano), si ottiene una matrice ortogonale e vale , senza dover invertire niente. All’orale la domanda classica è proprio questa: perché per le simmetriche la molteplicità geometrica non può mai essere più piccola?
Gli errori che vedo di più
- Autovettore nullo. Scrivere come autovettore il vettore perché il sistema lo ammette: si prende una soluzione non nulla, e se l’unica soluzione è quella nulla il scelto non è un autovalore.
- Confondere autovalori e pivot. Ridurre a scala e leggere i pivot come autovalori è sbagliato: le operazioni elementari sulle righe cambiano gli autovalori. Si fa la riduzione di per trovare gli autospazi, non per trovare gli autovalori di .
- Dimenticare la molteplicità geometrica. Con un autovalore ripetuto, fermarsi al polinomio caratteristico e dichiarare la matrice diagonalizzabile, come nell’esercizio 2.
- Sbagliare il segno nel determinante. ha sulla diagonale: il controllo traccia e determinante intercetta quasi sempre l’errore.
- Disordinare e . La colonna di deve corrispondere all’elemento di .
Per la parte su nucleo, immagine e rango, che qui serve a ogni passo (l’autospazio è un nucleo), c’è rango, nucleo e immagine senza confonderli. Per i sistemi lineari omogenei che si risolvono ad ogni autovalore, sistemi lineari: metodi ed esercizi svolti; se un autovalore esce complesso, serve numeri complessi spiegati bene. Gli stessi autovalori compaiono poi nella stabilità dei sistemi in controlli automatici e nella dinamica d’assetto in attitude dynamics.
Metterti alla prova
Quando sai fare a mano i tre esercizi senza guardare, passa a una prova con domande nuove: la simulazione di Algebra lineare ha esercizi dello stesso tipo. La risposta corretta è gratis; la soluzione guidata passo passo si sblocca con la prima lezione.
Come lavoro su questo capitolo
Nelle mie lezioni faccio dire a voce la definizione di autovettore prima di toccare un conto, poi alleniamo l’ordine delle verifiche: autovalori, controllo con traccia e determinante, autospazi, confronto tra molteplicità. Lavoro online, con tavoletta grafica e schermo condiviso, scrivendo ogni passaggio come alla lavagna dell’orale. Per il quadro generale c’è la pagina matematica. Se non sai da dove cominciare, scrivimi: c’è una diagnosi gratuita per capire dove stai perdendo punti, senza impegno.