gl/ripetizioni

Autovalori e autovettori: calcolo e diagonalizzazione

Autovalori, autovettori e diagonalizzazione in Algebra lineare: procedura, molteplicità, esempio non diagonalizzabile e matrice simmetrica con esercizi svolti.

di Gaetano Livornese

  • #matematica
  • #università
  • #algebra lineare
  • #autovalori
  • #autovettori
  • #diagonalizzazione

In molti corsi di Algebra lineare e geometria, al primo anno di ingegneria o di un corso scientifico, gli autovalori e la diagonalizzazione si fanno tra fine ottobre e novembre. L’esame è nella sessione invernale, fra otto e quattordici settimane, ma i compitini e le prove parziali di molti corsi cadono a fine novembre o a dicembre, cioè fra quattro e otto settimane da oggi. Ogni ateneo ha il suo calendario e va controllato sul programma del corso; il punto è che questo capitolo è quello dove la teoria e i conti si incontrano, e conviene sistemarlo ora.

Il calcolo, qui, non è il problema: polinomio caratteristico e sistemi lineari si allenano. Dove ci si blocca, soprattutto all’orale, è nel capire cosa significano le parole: autovettore, autospazio, molteplicità. Chi fa i conti senza averle capite sbaglia l’ultimo passaggio, quello che decide se la matrice è diagonalizzabile.

Cosa significa

Una matrice di ordine agisce sui vettori di : in genere un vettore viene ruotato, allungato, schiacciato, e finisce in una direzione diversa. Gli autovettori sono le direzioni speciali che non fa uscire dalla propria retta: il vettore resta sulla stessa retta e viene soltanto moltiplicato per un numero.

Il numero è l’autovalore. Se il vettore viene triplicato, se viene ribaltato, se viene annullato (e allora sta nel nucleo di ). La condizione non è un dettaglio: il vettore nullo soddisfa per qualunque , quindi se fosse ammesso ogni numero sarebbe un autovalore e la definizione non direbbe niente.

La procedura in tre passi

Passo 1: polinomio caratteristico. equivale a . Questo sistema omogeneo ha soluzioni non nulle solo se la matrice è singolare, cioè se

Sviluppando il determinante esce un polinomio di grado in , il polinomio caratteristico.

Passo 2: autovalori. Le radici del polinomio sono gli autovalori. La molteplicità algebrica di un autovalore è quante volte compare come radice.

Passo 3: autospazi. Per ogni autovalore si risolve . L’insieme delle soluzioni è l’autospazio , e la sua dimensione è la molteplicità geometrica. Siccome è radice del polinomio caratteristico, la matrice è singolare e l’autospazio ha dimensione almeno 1: se trovi solo il vettore nullo, hai sbagliato un conto.

Due controlli gratuiti sugli autovalori trovati: la loro somma è uguale alla traccia di (somma degli elementi sulla diagonale) e il loro prodotto è uguale a , ciascuno contato con la sua molteplicità. Li uso sempre, anche all’esame, perché costano dieci secondi.

Quando la matrice è diagonalizzabile

è diagonalizzabile se esiste una matrice invertibile tale che

con diagonale. Le colonne di sono autovettori di e gli elementi sulla diagonale di sono i corrispondenti autovalori, nello stesso ordine. Detto in modo equivalente: è diagonalizzabile se e solo se in (o ) esiste una base fatta di autovettori.

Il criterio da sapere a memoria: è diagonalizzabile se e solo se per ogni autovalore la molteplicità geometrica è uguale alla molteplicità algebrica. Si ha sempre

e questo dà due scorciatoie:

  • se i autovalori sono tutti distinti, ogni autovalore ha molteplicità algebrica 1, quindi anche geometrica 1: la matrice è diagonalizzabile senza altri conti;
  • un autovalore semplice non crea mai problemi; il controllo serve solo per gli autovalori ripetuti.

A cosa serve diagonalizzare? Perché con le potenze diventano facili: , e elevare una matrice diagonale significa elevare i suoi elementi. È la tecnica con cui si risolvono ricorrenze e sistemi di equazioni differenziali lineari, e per questo ricompare in altri esami.

Esercizio 1: matrice con tre autovalori distinti

Diagonalizzare

Polinomio caratteristico. Sviluppo lungo la terza colonna, che ha un solo elemento non nullo:

Autovalori: . Controllo: somma , traccia . Prodotto , determinante . Quadra tutto.

Sono tre autovalori distinti in dimensione 3, quindi è diagonalizzabile. Mi mancano gli autovettori.

. . Le equazioni sono e . Prendo : , . Autovettore .

. . Da e segue , . Autovettore .

. . La terza riga dà , la prima poi , e è libera. Autovettore .

Verifica. . . . Quindi

con . Le colonne di e gli elementi di vanno nello stesso ordine: scambiarne due senza scambiare l’altra è un errore da distrazione che costa il punto.

Esercizio 2: l’autovalore doppio che non basta

Dire se è diagonalizzabile

Il polinomio caratteristico è : un solo autovalore, , con molteplicità algebrica 2. Ora l’autospazio:

L’unica equazione è , con libera. Quindi , di dimensione 1. La molteplicità geometrica (1) è minore di quella algebrica (2): non è diagonalizzabile. Non esistono due autovettori indipendenti, quindi non esiste una base di autovettori.

Questa è la trappola più frequente: il polinomio caratteristico si fattorizza benissimo, gli autovalori sono interi, e uno è portato a dire “diagonalizzabile” senza calcolare l’autospazio. Con un autovalore ripetuto il controllo della molteplicità geometrica non è facoltativo.

Confronta con : stesso polinomio caratteristico, stesso autovalore doppio, ma qui è la matrice nulla, l’autospazio è tutto (dimensione 2) e la matrice è, ovviamente, diagonalizzabile. Due matrici con lo stesso polinomio caratteristico possono comportarsi in modo diverso, ed è esattamente quello che il criterio misura.

Esercizio 3: matrice simmetrica e teorema spettrale

Diagonalizzare

Traccia , . Provo : , quindi è un autovalore. Per gli altri: somma e prodotto danno con molteplicità algebrica 2.

Ora il controllo dell’autovalore doppio. ha tutti gli elementi uguali a 1, quindi ha rango 1 e il suo nucleo ha dimensione : è il piano . Molteplicità geometrica algebrica , e la matrice è diagonalizzabile. Una base dell’autospazio è e ; insieme a per si ottiene la base di autovettori.

Qui non c’era bisogno di controllare niente di speciale, perché è simmetrica. Il teorema spettrale dice che una matrice reale simmetrica ha autovalori tutti reali, è sempre diagonalizzabile, e autovettori di autovalori diversi sono ortogonali. Lo si verifica subito: e . Se si normalizza una base ortogonale dell’autospazio (qui basta ortogonalizzare i due vettori del piano), si ottiene una matrice ortogonale e vale , senza dover invertire niente. All’orale la domanda classica è proprio questa: perché per le simmetriche la molteplicità geometrica non può mai essere più piccola?

Gli errori che vedo di più

  1. Autovettore nullo. Scrivere come autovettore il vettore perché il sistema lo ammette: si prende una soluzione non nulla, e se l’unica soluzione è quella nulla il scelto non è un autovalore.
  2. Confondere autovalori e pivot. Ridurre a scala e leggere i pivot come autovalori è sbagliato: le operazioni elementari sulle righe cambiano gli autovalori. Si fa la riduzione di per trovare gli autospazi, non per trovare gli autovalori di .
  3. Dimenticare la molteplicità geometrica. Con un autovalore ripetuto, fermarsi al polinomio caratteristico e dichiarare la matrice diagonalizzabile, come nell’esercizio 2.
  4. Sbagliare il segno nel determinante. ha sulla diagonale: il controllo traccia e determinante intercetta quasi sempre l’errore.
  5. Disordinare e . La colonna di deve corrispondere all’elemento di .

Per la parte su nucleo, immagine e rango, che qui serve a ogni passo (l’autospazio è un nucleo), c’è rango, nucleo e immagine senza confonderli. Per i sistemi lineari omogenei che si risolvono ad ogni autovalore, sistemi lineari: metodi ed esercizi svolti; se un autovalore esce complesso, serve numeri complessi spiegati bene. Gli stessi autovalori compaiono poi nella stabilità dei sistemi in controlli automatici e nella dinamica d’assetto in attitude dynamics.

Metterti alla prova

Quando sai fare a mano i tre esercizi senza guardare, passa a una prova con domande nuove: la simulazione di Algebra lineare ha esercizi dello stesso tipo. La risposta corretta è gratis; la soluzione guidata passo passo si sblocca con la prima lezione.

Come lavoro su questo capitolo

Nelle mie lezioni faccio dire a voce la definizione di autovettore prima di toccare un conto, poi alleniamo l’ordine delle verifiche: autovalori, controllo con traccia e determinante, autospazi, confronto tra molteplicità. Lavoro online, con tavoletta grafica e schermo condiviso, scrivendo ogni passaggio come alla lavagna dell’orale. Per il quadro generale c’è la pagina matematica. Se non sai da dove cominciare, scrivimi: c’è una diagnosi gratuita per capire dove stai perdendo punti, senza impegno.

Domande frequenti

Come si calcolano gli autovalori di una matrice?

Si scrive il polinomio caratteristico det(A - λI), lo si pone uguale a zero e si trovano le radici. Ogni radice è un autovalore; per gli autovettori si risolve poi (A - λI)v = 0.

Quando una matrice è diagonalizzabile?

Quando, per ogni autovalore, la molteplicità geometrica (dimensione dell'autospazio) è uguale a quella algebrica. Con n autovalori tutti distinti è automaticamente vero.

Un autovettore può essere il vettore nullo?

No. Per definizione un autovettore è non nullo, altrimenti ogni numero sarebbe autovalore, perché A per il vettore nullo dà sempre il vettore nullo.

Cosa dice il teorema spettrale per le matrici simmetriche?

Una matrice reale simmetrica è sempre diagonalizzabile, ha autovalori reali e autovettori di autovalori diversi ortogonali tra loro. Si può quindi scrivere A = QDQ^T con Q ortogonale.

Continua a leggere

Vuoi applicare quello che hai letto?

Parliamone 30 minuti gratis: guardiamo insieme dove sei bloccato e ti dico onestamente come posso aiutarti.

Oppure scrivimi su WhatsApp.