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Pile galvaniche e potenziali standard: calcolare la f.e.m.

Come calcolare la f.e.m. di una pila: anodo e catodo, potenziali standard, spontaneità, ΔG = −nFE ed equazione di Nernst, con esercizi svolti passo passo.

di Gaetano Livornese

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Nei tecnici a indirizzo chimica e materiali, e in molti licei, l’elettrochimica arriva in questo periodo: prima le ossidoriduzioni, poi le pile. Se il professore ha appena disegnato alla lavagna la pila Daniell, il compito sull’argomento cade di solito fra otto e dieci settimane, a dicembre. Il post serve a chi studia chimica analitica o chimica generale in quarta e quinta, e a chi la incontra al primo anno di università.

Le pile fanno perdere punti per un motivo preciso: gli esercizi sono corti, ma bastano un segno sbagliato o un elettrodo scambiato e tutto il resto è sbagliato. Qui trovi una procedura fissa, in cinque passi, da applicare sempre nello stesso ordine. Se i numeri di ossidazione e le semireazioni non ti sono ancora chiari, parti da redox e semireazioni, che è il prerequisito di tutto quello che segue.

Come funziona una pila galvanica

Una pila è una reazione redox spontanea tenuta separata in due metà. Da una parte una specie si ossida e libera elettroni, dall’altra una specie li cattura e si riduce. Se le due metà fossero nello stesso becher gli elettroni passerebbero direttamente da una specie all’altra e si avrebbe solo calore. Separandole, gli elettroni sono costretti a passare per un filo esterno, e quel passaggio è la corrente che si può usare.

Ogni metà è una semicella: un elettrodo metallico immerso in una soluzione che contiene i suoi ioni. Le due semicelle sono collegate da due vie:

  • il circuito esterno, un filo, dove viaggiano gli elettroni;
  • il ponte salino (o un setto poroso), dove viaggiano gli ioni e che chiude il circuito: senza di lui la carica si accumulerebbe e la pila si fermerebbe dopo un attimo.

Le definizioni da sapere a memoria sono due e non cambiano mai, in qualsiasi pila:

  • anodo: l’elettrodo dove avviene l’ossidazione;
  • catodo: l’elettrodo dove avviene la riduzione.

In una pila galvanica l’anodo è il polo negativo e il catodo è il polo positivo. Gli elettroni escono dall’anodo, passano nel filo ed entrano nel catodo. Un trucco per non scambiarli: anodo e ossidazione cominciano entrambi per vocale, catodo e riduzione entrambi per consonante.

La pila Daniell

È l’esempio di ogni libro. Una lamina di zinco in una soluzione di e una lamina di rame in una soluzione di . Lo zinco si ossida, il rame si riduce:

Sommando si ottiene la reazione di cella:

Lo schema di cella, o diagramma di pila, si scrive con una convenzione fissa: anodo a sinistra, catodo a destra, una barra singola per ogni passaggio di fase, una barra doppia per il ponte salino.

I potenziali standard di riduzione

Come si sa quale metallo si ossida e quale si riduce? Lo dice la tabella dei potenziali standard di riduzione , misurati a 25 °C, con concentrazioni 1 M, gas a 1 atm. Sono riferiti alla semireazione scritta come riduzione, e sono misurati rispetto all’elettrodo standard a idrogeno, a cui si assegna per convenzione V. I valori che ti servono di solito:

Semireazione di riduzione (V)

Più il potenziale è alto, più la specie ossidata a sinistra ha voglia di prendere elettroni, cioè di ridursi. Lo ione si riduce molto volentieri; lo ione molto poco, e infatti lo zinco metallico si ossida con facilità. Due cose da non dimenticare:

  • il potenziale di una semireazione non si moltiplica per i coefficienti stechiometrici. Scrivere lascia V, perché il potenziale è una proprietà intensiva, come la temperatura;
  • se inverti la semireazione (da riduzione a ossidazione) il potenziale cambia segno. Quasi nessun esercizio te lo chiede in modo esplicito, ma è quello che si fa di fatto quando si usa la formula qui sotto.

La f.e.m. in cinque passi

La forza elettromotrice (f.e.m.) è la differenza di potenziale che la pila produce quando non passa corrente. In condizioni standard:

Entrambi i potenziali sono quelli di riduzione, presi dalla tabella così come sono. Non si cambia il segno a nessuno dei due: la sottrazione fa già tutto. La procedura è sempre la stessa.

  1. Scrivi le due semireazioni di riduzione con i loro .
  2. Quella con maggiore è il catodo (si riduce). L’altra è l’anodo (si ossida, quindi la scrivi al contrario).
  3. Calcola . Se hai scelto bene il catodo il risultato è positivo.
  4. Bilancia gli elettroni scambiati e somma le semireazioni per avere la reazione di cella; il numero di elettroni che passano serve dopo.
  5. Scrivi lo schema di cella, anodo a sinistra.

Il risultato positivo è anche il criterio di spontaneità: se la reazione procede spontaneamente nel verso scritto, se procede nel verso opposto, e il verso scritto è quello che richiede una corrente esterna (è il principio dell’elettrolisi, ma è un altro capitolo).

La spontaneità si lega all’energia libera di Gibbs. Il collegamento da sapere è questo:

dove è il numero di moli di elettroni scambiate nella reazione bilanciata, è la costante di Faraday ed è in volt. Il risultato esce in joule per mole di reazione. Se allora , e le due condizioni dicono la stessa cosa. In condizioni standard si scrive .

Un primo esercizio, con il conto completo

Esercizio 1. Calcola la f.e.m. standard della pila Daniell e il della reazione.

  • Passo 1. Dalla tabella: V e V.
  • Passo 2. Il rame ha il potenziale più alto: è il catodo. Lo zinco è l’anodo.
  • Passo 3.
  • Passo 4. Ogni semireazione scambia 2 elettroni, quindi . Gli elettroni si semplificano nella somma e restano .

Per l’energia libera:

La f.e.m. è positiva e è negativo: la reazione è spontanea, coerentemente con il fatto che lo zinco metallico precipita il rame da una soluzione di solfato di rame.

Se vuoi allenare questo tipo di quesito a risposta multipla, il simulatore di pH e redox ha domande su potenziali, anodo e catodo: la risposta corretta è gratis, la soluzione guidata si sblocca con la prima lezione.

L’errore tipico: scegliere il catodo a caso

Lo studente che sbaglia di solito non sbaglia la formula. Sbaglia a monte, in uno di questi tre modi.

Prima: cambia il segno del potenziale dell’anodo e poi sottrae. Così il segno cambia due volte. La formula presuppone che i due valori siano quelli di riduzione, presi dalla tabella senza toccarli.

Seconda: moltiplica per il coefficiente. Se la reazione bilanciata richiede , il potenziale di quella semireazione resta V, non V. Il coefficiente entra solo in , quindi in .

Terza: scrive lo schema di cella con gli elettrodi scambiati. Una f.e.m. positiva con l’anodo a destra è un’incoerenza: lo zinco, che si ossida, sta a sinistra. Controlla sempre che lo schema e il segno dicano la stessa cosa.

Un controllo veloce a fine esercizio: la f.e.m. di una pila funzionante è sempre positiva. Se ti viene negativa hai invertito catodo e anodo.

Secondo esercizio: il verso della reazione

Esercizio 2. Una pila è formata da un elettrodo di ferro in 1 M e da un elettrodo di argento in 1 M. Individua anodo e catodo, scrivi la reazione di cella e lo schema, calcola e .

  • Passo 1. V; V.
  • Passo 2. L’argento ha il potenziale maggiore, quindi è il catodo. Il ferro è l’anodo.
  • Passo 3.
  • Passo 4. Il ferro cede 2 elettroni, ogni ione argento ne prende 1. Per pareggiare servono due semireazioni dell’argento:

Qui e il potenziale dell’argento non è stato raddoppiato.

  • Passo 5. Schema di cella:

Energia libera:

Una domanda che il professore adora: “una lamina di rame immersa in una soluzione di reagisce?”. Si risponde usando la stessa procedura. Il rame dovrebbe ossidarsi e lo zinco ridursi, quindi V. È negativo, la reazione non è spontanea: nessuna reazione visibile.

Fuori dalle condizioni standard: l’equazione di Nernst

Nel compito le concentrazioni non sono quasi mai tutte 1 M. In questo caso la f.e.m. si corregge con l’equazione di Nernst:

dove è il quoziente di reazione, costruito come una costante di equilibrio ma con le concentrazioni del momento: prodotti al numeratore, reagenti al denominatore, solidi puri esclusi. Per la pila Daniell , perché e solidi non compaiono.

A 25 °C ( K) con e , il fattore vale V, e passando ai logaritmi decimali si ottiene la forma che si usa quasi sempre:

Il segno meno non si può dimenticare. Un modo per controllare il risultato senza fare conti: se aumenti i reagenti, diminuisce e la pila sale di potenziale; se aumenti i prodotti, cresce e la pila scende. Quando raggiunge la costante di equilibrio , la f.e.m. va a zero: la pila è scarica e la reazione è all’equilibrio. Da qui anche , che per la Daniell dà , cioè .

Terzo esercizio: una pila Daniell con concentrazioni diverse

Esercizio 3. Una pila Daniell ha e , a 25 °C. Calcola la f.e.m. e il della reazione.

  • Dall’esercizio 1: V, .
  • Il quoziente di reazione:
  • Nernst con il logaritmo decimale:

Come controllo, ripeto il conto con il logaritmo naturale: e V, quindi V. Le due strade coincidono, circa V.

Il segno torna con il ragionamento qualitativo: , quindi ci sono più reagenti che prodotti rispetto alle condizioni standard, e la f.e.m. è più alta di V.

Energia libera, con V:

Più negativo di quello standard ( kJ/mol), com’è giusto che sia.

Cosa portare al compito

Prepara una scheda con queste cose, e sul foglio d’esame usa sempre lo stesso ordine:

  1. Anodo = ossidazione = polo negativo; catodo = riduzione = polo positivo.
  2. Il catodo è la semireazione con più alto.
  3. , mai moltiplicare per i coefficienti.
  4. , con : occhio ai joule e ai kilojoule.
  5. Nernst: , con i solidi fuori da .

Per ragionare sulla spontaneità in forma di energia, cioè come , ti è utile anche termochimica ed entalpia, e il significato di e di è lo stesso di equilibrio chimico e Le Chatelier. Per il lavoro con le concentrazioni, acidi, basi e pH è un buon ripasso dei logaritmi. Il quadro generale della materia sta nella pagina di scienze.

Se vuoi una mano

Se le pile ti sembrano un insieme di regole da imparare a memoria, di solito basta una lezione sulla procedura e qualche esercizio fatto insieme. Se vuoi, scrivimi dalla pagina dei contatti: facciamo una diagnosi gratuita e vediamo dove si inceppa il ragionamento, se sui potenziali, sugli elettroni scambiati o sul calcolo con Nernst.

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