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Mappe concettuali e schemi: come studiare un capitolo

Come trasformare un capitolo in una mappa concettuale o in uno schema che si ricorda: procedura in cinque passi, due esempi e gli errori che la rendono inutile.

di Gaetano Livornese

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Se ti stai chiedendo come fare una mappa concettuale per studiare un capitolo, e soprattutto come farla in modo che serva a qualcosa, il momento giusto per provarci è adesso. Fra metà novembre e metà dicembre arrivano le interrogazioni e le verifiche che precedono lo scrutinio del trimestre; le scuole a quadrimestre hanno la pagella a fine gennaio e un po’ più di respiro, ma anche lì dicembre di solito è pieno di verifiche. Sono circa quattro-sei settimane: abbastanza per provare un metodo su un capitolo, vedere se funziona e correggerlo prima della verifica che conta. Provarlo la sera prima di un’interrogazione, invece, quasi mai dà buoni risultati.

Che rileggere e sottolineare non basti l’ho già scritto in richiamo attivo e ripetizione dilazionata e qui non lo ripeto. Questo articolo risponde a un’altra domanda: come organizzare un capitolo in modo che sia chiaro cosa studiare, e come collegare fra loro le cose, che è ciò che l’interrogazione chiede davvero.

Riassunto, schema, mappa: tre strumenti diversi

Li si confonde, e per questo si usa quello sbagliato per il capitolo sbagliato.

  • Il riassunto è un testo corto, in frasi complete, che racconta il capitolo con parole tue. Funziona quando c’è una narrazione da seguire. Il rischio è che diventi una copia accorciata del libro.
  • Lo schema è una struttura a elenco o a tabella: titoli, sotto-punti, frecce di sequenza. Funziona quando i contenuti hanno un ordine (prima, poi, dopo) o una classificazione (tipi, caratteristiche).
  • La mappa concettuale è una rete: concetti dentro bolle, collegati da frecce con una parola sopra. Funziona quando ciò che conta sono le relazioni fra i concetti.

Come scegliere, in base alla materia.

  • Storia: linea del tempo e schema cause → eventi → conseguenze. La storia è una catena di cause ed effetti con date: lo schema la mostra, una mappa a ragnatela la mescola.
  • Scienze, geografia, educazione civica: la mappa concettuale, perché i processi sono fatti di elementi che si producono, si richiedono e si trasformano a vicenda.
  • Matematica e fisica: non mappe, ma uno schema di formule con le condizioni d’uso. Qui non basta sapere che le cose sono collegate: serve sapere quando una formula vale (esempio nella tabella sotto).
  • Letteratura e filosofia: di solito un riassunto per autore o corrente, più una mappa per i concetti che si oppongono o dipendono l’uno dall’altro.

Un esempio di schema di formule, per il moto uniformemente accelerato:

FormulaQuando valeCosa significano i simboli
solo se è costanteposizione finale, posizione iniziale, velocità iniziale, accelerazione, tempo
solo se è costantevelocità finale e iniziale, accelerazione, tempo

Una riga di condizione d’uso vale più di un colore in più. Per la fisica un altro metodo utile è il metodo Feynman.

La procedura in cinque passi

  1. Prima lettura veloce, solo per i titoli. Scorri il capitolo guardando titoli, sottotitoli, grassetti, immagini e didascalie. In cinque minuti sai com’è fatto e dove va. Non sottolineare ancora niente.
  2. Individua da 5 a 8 concetti chiave. Rileggi con calma e, a ogni paragrafo, scrivi su un foglio il termine senza il quale il paragrafo non starebbe in piedi. Se ne trovi venti, stai trascrivendo il libro: tieni solo quelli che hanno un ruolo di causa, di parte o di conseguenza.
  3. Collegali con verbi. Disponi i concetti sul foglio e unisci quelli che hanno un rapporto. Su ogni freccia scrivi un verbo o una breve espressione che renda leggibile la frase.
  4. Chiudi il libro e ridisegna a memoria. È il passo che tutti saltano ed è l’unico che conta. Su un foglio nuovo rifai la mappa partendo dal concetto centrale, senza guardare. Dove ti blocchi, hai trovato ciò che non sai.
  5. Correggi con il libro. Confronta le due versioni, con un colore diverso segna ciò che mancava o era sbagliato, e ripeti il passo 4 dopo uno o due giorni.

Le parole di collegamento

Su una mappa i concetti sono i sostantivi, i collegamenti sono i verbi. Un collegamento è fatto bene se, leggendo concetto, freccia e concetto di seguito, si ottiene una frase corretta e completa: «la fotosintesi richiede luce», «l’evaporazione produce vapore acqueo».

Funzionano verbi che dicono che tipo di relazione c’è: produce, richiede, dipende da, causa, impedisce, si trasforma in, è composto da, è un esempio di, avviene in. Non funzionano espressioni vaghe come «riguarda», «è legato a», «ha a che fare con»: sono frecce che non spiegano niente, e se non sai che verbo mettere significa che la relazione non l’hai capita.

Esempio 1: mappa del ciclo dell’acqua (scienze)

Posso scrivere una mappa anche come elenco gerarchico indentato: ogni livello è un concetto, ogni riga inizia con la relazione («→ produce», «→ richiede») che lo collega a quello sopra. Sul foglio diventerà una rete di bolle; qui la scrivo in forma di testo.

  • Ciclo dell’acqua
    • → richiede energia dal Sole
      • → provoca l’evaporazione
        • → produce vapore acqueo
          • → se si raffredda in quota va incontro a condensazione
            • → forma le nuvole
              • → quando le gocce diventano pesanti danno precipitazioni (pioggia, neve, grandine)
                • → alimentano il ruscellamento (l’acqua scorre in superficie verso fiumi e mari)
                • → alimentano l’infiltrazione (l’acqua penetra nel terreno e rifornisce le falde acquifere)

Manca una freccia, quella che chiude il cerchio: da ruscellamento e infiltrazione l’acqua torna a mari e laghi, da cui riparte l’evaporazione. Sul foglio è una freccia di ritorno verso la bolla «evaporazione», ed è proprio ciò che rende il disegno un ciclo e non una fila. In un elenco si vede male, nella mappa si vede subito.

Le parole in corsivo sono i collegamenti, quelle in grassetto gli otto concetti oltre a quello centrale (Sole, evaporazione, vapore acqueo, condensazione, nuvole, precipitazioni, ruscellamento, infiltrazione). Ogni relazione è una frase che puoi dire ad alta voce: «il ciclo dell’acqua richiede energia dal Sole», «il Sole provoca l’evaporazione», «l’evaporazione produce vapore acqueo».

Quando l’hai fatta, chiudi il libro e ridisegnala a memoria; poi verifica quello che ti è rimasto con qualche prova di allenamento, per esempio le simulazioni di verifica del liceo: la risposta corretta è gratis, mentre la soluzione guidata passo passo si sblocca con la prima lezione. Se il capitolo è di scienze, trovi altro materiale nella pagina scienze.

Esempio 2: schema di un capitolo di storia

Capitolo: la Prima guerra mondiale. Qui uso lo schema cause → eventi → conseguenze, perché il capitolo racconta una catena, e la domanda classica dell’interrogazione è proprio «quali furono le cause e le conseguenze».

Cause (le condizioni che rendono la guerra possibile)

  • sistema di alleanze contrapposte: Triplice Alleanza e Triplice Intesa
  • rivalità imperialiste e competizione economica e coloniale fra le potenze europee
  • nazionalismi e tensioni nei Balcani, dove l’Austria-Ungheria e la Serbia si scontrano
  • corsa agli armamenti

Evento scatenante (la scintilla)

  • 28 giugno 1914, Sarajevo: l’erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando viene ucciso in un attentato
  • → dopo un ultimatum, l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia
  • → le alleanze si attivano a catena e il conflitto diventa europeo

Eventi principali

  • guerra di movimento nei primi mesi, poi guerra di trincea sui vari fronti
  • 1915: l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa
  • 1917: entrano in guerra gli Stati Uniti; la Russia, scossa dalla rivoluzione, esce dal conflitto
  • 1918: la guerra finisce con gli armistizi dell’autunno (l’11 novembre quello con la Germania)

Conseguenze

  • trattati di pace del 1919-1920, fra cui quello di Versailles
  • scomparsa di quattro imperi: tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano
  • nuovi Stati e nuovi confini in Europa
  • difficoltà economiche e tensioni politiche che pesano sul periodo successivo

Questo schema si regge su due regole. Prima: ogni voce sta in una sola colonna, così «cause» e «conseguenze» non si mescolano. Seconda: le frecce vanno solo dove c’è davvero una relazione di causa, quindi sono poche e contano. Anche in questo caso il passo 4 è obbligatorio: chiudi il libro e riscrivi lo schema a memoria, con le date che ricordi. Altro materiale per le discipline di questo tipo è nella pagina materie umanistiche.

Strumenti compensativi e DSA

Per molti studenti con DSA le mappe concettuali sono uno strumento compensativo previsto nel piano didattico personalizzato (PDP). Alcuni docenti le permettono durante l’interrogazione, altri solo come supporto allo studio: lo strumento e le sue modalità d’uso si concordano con la scuola e dipendono da ciò che il PDP dice. Come funzionano PDP e PEI, e come si chiede un piano, lo trovi in PDP e PEI, la differenza e come chiederli; per le ripetizioni con attenzione a questi profili c’è la pagina ripetizioni DSA. La mappa, qui, è un metodo di studio come un altro: non sostituisce il confronto con la scuola.

Gli errori che la rendono inutile

  1. La mappa-copia del libro. Titoli, sottotitoli e frasi ricopiati in bolle: hai fatto un indice colorato, non hai selezionato niente. Se una bolla contiene una frase intera, è troppo.
  2. Troppe parole. Un concetto è un termine o poche parole; il resto sta nelle frecce o nella tua testa. Una mappa che non entra in un foglio A4 è troppo lunga.
  3. Colori senza logica. I colori servono a distinguere categorie (cause in un colore, conseguenze in un altro). Se cambiano solo per estetica, rubano tempo a ciò che conta.
  4. Frecce senza verbo. Una freccia vuota non dice se A causa B, se B causa A o se sono vicini.
  5. Non ridisegnarla a memoria. È l’errore più grave: copiare una mappa dal libro dà solo l’illusione di conoscerla. L’apprendimento è nel recupero, non nel disegno.

Due situazioni tipiche

Sono esempi costruiti su casi frequenti, non persone reali.

Primo caso. Una studentessa di seconda superiore prepara l’interrogazione di scienze copiando in mappe molto curate i titoli e i grassetti del libro, con colori diversi per ogni capitolo. A fine settimana le mappe sono bellissime, ma in classe non riesce a spiegare le relazioni fra i concetti. Il problema non è la mappa, è il metodo: manca il passo 4. Cambiando una sola abitudine (chiudere il libro e ridisegnare dal foglio bianco, poi correggere), dopo qualche sessione la mappa smette di essere un oggetto da guardare e diventa un modo di ripassare.

Secondo caso. Uno studente di liceo studia storia con riassunti lunghi, riscritti quasi frase per frase. Alla verifica conosce molti episodi, ma si confonde sull’ordine e sulle cause. Passando dal riassunto a uno schema cause → eventi → conseguenze, con meno di dieci righe per colonna, ha un ordine in cui collocare i fatti. Il riassunto resta utile per la parte narrativa, ma lo schema è ciò che si ripassa il giorno prima.

Come può aiutare un genitore

Il modo migliore non è fare la mappa al posto del ragazzo, né correggerla riga per riga: è chiedergli di spiegarla a voce. «Raccontami questa freccia: come arrivi da qui a qui?». Se la spiegazione scorre, la mappa funziona; se si ferma, c’è un buco da colmare. Chi ascolta non ha bisogno di sapere la materia, basta che chieda «perché?» e «cosa succede dopo?». Altri consigli per accompagnare senza sostituirsi sono in come aiutare un figlio con i compiti senza farli al posto suo.

Dove metterla nel calendario

Una mappa o uno schema per capitolo si fa una volta, ma si ripete a distanza di giorni. Come inserire queste sessioni in una settimana vera è nel piano di studio a blocchi; come simulare le condizioni della verifica, con il tempo che scorre, è in allenarsi sotto tempo. Per provare tutto subito su una verifica di allenamento ci sono le simulazioni di verifica del liceo.

Se vuoi una mano a scegliere lo strumento giusto per una materia e a ridisegnarlo insieme a memoria, la diagnosi gratuita è su contatti.

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