Metà ottobre 2026. Nelle scuole superiori che dividono l’anno in trimestre e pentamestre lo scrutinio del primo periodo cade a metà dicembre, cioè fra circa otto settimane; molte altre hanno il quadrimestre e la prima pagella arriva a gennaio, quindi le settimane sono di più. In ogni caso il voto che leggerete sulla pagella si sta formando adesso: le tre o quattro verifiche e interrogazioni che lo compongono sono già in corso, e un paio sono già nel registro. Per questo scrivo ora e non a dicembre, quando il voto è già fatto e resta solo da leggerlo. Vale per tutte le superiori, licei e tecnici, con qualche differenza di materie ma lo stesso meccanismo.
Questo post non parla del primo 4 di ottobre in prima superiore, di cui mi sono occupato in un altro articolo: qui il tema è la pagella di fine periodo e come usare bene le settimane che ci separano da lì.
Come si forma il voto di pagella
Il voto in pagella non è la media aritmetica di quello che c’è sul registro, anche se in pratica ci assomiglia molto. Ogni insegnante raccoglie nel periodo un certo numero di valutazioni (verifiche scritte, interrogazioni orali, a volte prove pratiche o test) e propone un voto per la sua materia. Poi tutte le proposte arrivano al consiglio di classe, che le discute e le approva. Nelle scuole superiori il voto del primo periodo è di norma un voto unico per materia, e non la distinzione fra scritto e orale che alcune scuole usavano un tempo.
Tre cose da tenere presenti:
- il professore tiene conto di come lo studente è andato nel tempo, non solo del numero. Un 4 a ottobre seguito da un 7 a novembre non pesa come un 4 rimasto tale;
- i criteri di valutazione sono scritti nel documento della scuola (il PTOF e i criteri della singola materia) e le famiglie hanno diritto di conoscerli: chiedeteli;
- se una materia ha poche valutazioni nel periodo, ognuna pesa di più. Per questo conta sapere quando sono previste le prossime.
Come leggere un 4 o un 5 in pagella
Un’insufficienza nella pagella del primo periodo non è una bocciatura, e nemmeno una sua anticipazione. È una fotografia di dove si trova lo studente adesso in quella materia, scattata a metà del percorso. La scuola la usa per attivare gli interventi di recupero, e la famiglia dovrebbe usarla per lo stesso scopo.
Per le bocciature, la regola è più precisa di quanto si pensi, e la spiego bene in quante insufficienze servono per essere bocciati. In sintesi:
- non esiste una norma nazionale che fissi un numero di insufficienze oltre il quale si viene bocciati: decide il consiglio di classe, materia per materia, con motivazione scritta;
- la soglia “tre insufficienze gravi (voto uguale o inferiore a 4)” che sentite citare è una prassi dei regolamenti d’istituto, non una legge;
- l’anno scolastico è valido solo se lo studente ha frequentato almeno tre quarti dell’orario annuale, cioè con un massimo del 25% di assenze, salvo deroghe motivate.
E i numeri dicono che la situazione è comune. Nell’anno scolastico 2025/26, secondo i dati del MIM, il 17,7% degli studenti dalla prima alla quarta ha avuto il giudizio sospeso a giugno, con il picco in seconda (19,7%) e matematica come materia più debitata. Circa l’8% dei rimandati non supera poi l’esame di settembre: significa che il recupero, nella grande maggioranza dei casi, riesce. Una insufficienza a dicembre è un segnale con sei mesi davanti per rispondere, non un verdetto.
La diagnosi in tre voci
Prima di decidere cosa fare, chiedetevi che tipo di insufficienza è. Non serve drammatizzare: ne esistono tre, che a volte si sommano.
Lacuna pregressa. Un argomento di anni precedenti che non è stato consolidato e che ora fa crollare quello nuovo. Si riconosce perché l’errore è sempre lo stesso, anche in esercizi diversi (le frazioni, i segni, le equazioni, le declinazioni). Si cura con poche sedute mirate su quell’argomento, non con un ripasso generico.
Metodo. Lo studente studia, ma in modo che non produce risultati: rilegge invece di rifare, impara l’esempio e non la regola, studia il giorno prima della verifica. Si cura cambiando come si studia (rifare gli esercizi senza guardare la soluzione, spiegare a voce, distribuire lo studio nelle settimane) più che studiando di più. Un metodo di lavoro a blocchi con date è descritto in piano di studio a blocchi.
Motivazione e ansia. Lo studente sa fare le cose a casa ma in classe si blocca, oppure ha deciso che quella materia “non fa per lui” e ha smesso di provarci. Qui la cura non è più ripasso: si lavora sulla tenuta sotto verifica (prove a tempo, in condizioni simili) e sul riconoscere i progressi piccoli.
Il modo più semplice di capire quale delle tre è: guardare la verifica corretta, riga per riga, insieme a vostro figlio. Se gli errori sono tutti sullo stesso punto, è una lacuna. Se sono sparsi e lui dice “lo sapevo”, è metodo o ansia.
Cosa fare nelle otto settimane
Settimana 1: parlare col professore
Chiedete un colloquio (anche in videochiamata, quasi tutte le scuole lo permettono) con domande precise, e non un generico “come va?”. Cosa chiedere, come comportarsi e come costruire il colloquio lo trovate in colloqui con i professori: cosa chiedere. Per questo scopo servono tre informazioni: quali argomenti sono stati valutati, dove si perdono i punti e quando sono previste le prossime verifiche.
Settimana 1-2: le verifiche corrette
Chiedete a vostro figlio di portarvi le verifiche già corrette, tutte, anche quelle andate bene. Un compito corretto contiene più informazioni del voto. Chiedetegli di spiegarvi gli errori a voce: se sa dire perché ha sbagliato, ha già fatto metà del lavoro; se non lo sa, dovrà rifare l’esercizio con qualcuno, e quella è la diagnosi. Per misurare dove si sbaglia prima della prossima verifica, ci sono anche le simulazioni di verifica del liceo su argomenti precisi: un dato in più, che va accanto alle verifiche vere e non le sostituisce.
Dalla settimana 2: un piano con obiettivi settimanali
Un piano di recupero che funziona è piccolo e visibile. Per esempio:
- una materia alla volta, partendo da quella con l’insufficienza più grave o più recuperabile;
- tre sedute a settimana da 40 minuti, a orari fissi, invece di una maratona nel weekend;
- un obiettivo verificabile per ogni settimana, del tipo “rifare senza aiuto cinque esercizi sulle equazioni di primo grado” e non “studiare matematica”;
- una piccola prova a tempo ogni due settimane, su carta, per vedere se il lavoro tiene sotto pressione;
- un controllo con il professore a metà percorso: la settimana 4 è il momento per chiedere “stiamo andando nella direzione giusta?”.
Se l’insufficienza è in matematica o fisica, i temi a rischio sono quasi sempre gli stessi di base: calcolo letterale, equazioni, proporzioni, cinematica. Per le materie scientifiche la pagina di matematica riassume gli argomenti che seguiamo di solito nei recuperi.
Settimana 6-7: verifica del piano
Una settimana prima dello scrutinio fate il punto: quali delle verifiche recenti sono andate meglio? Quali argomenti sono ancora scoperti? A questo punto è anche utile chiedere al professore se nelle ultime settimane sono previste verifiche di recupero. Molte scuole le organizzano apposta, e a volte l’insufficienza si può chiudere prima che arrivi in pagella.
Cosa NON fare
- Paragonare ai fratelli o ai compagni. Non dà informazioni, abbassa la fiducia e porta il ragazzo a nascondere i voti successivi.
- Punire. Il telefono tolto per un mese non insegna le equazioni. Lega l’insufficienza a un’esperienza spiacevole, e lo studio diventa il posto dove si sta male.
- Togliere lo sport o l’attività che funziona. È spesso l’unico posto in cui vostro figlio si sente bravo, e togliergliela peggiora motivazione e umore proprio quando servono. Si può riorganizzare l’orario, non cancellare l’ancora.
- Fare i compiti al posto suo, o stargli accanto per ore. Come aiutare senza sostituirsi lo spiego in aiutare il figlio con i compiti senza farli al posto suo.
- Aspettare lo scrutinio per “vedere come va”. Le settimane prima sono le più utili, perché c’è ancora tempo di cambiare il voto.
- Scontrarsi con il professore prima di aver visto le verifiche. Il colloquio funziona quando si parte dai fatti.
Cosa dire a vostro figlio
Una frase semplice, che apre invece di chiudere: “Il voto di dicembre non è deciso, hai ancora queste verifiche per cambiarlo. Vediamo insieme da dove cominciare”. Poi guardate il compito corretto, non il registro. Un ragazzo con un 4 che vi mostra il compito e ne parla ha già fatto la parte più difficile.
Il tono della prima conversazione conta più del piano che ne verrà. Se lui sente che dall’altra parte c’è un adulto che vuole capire e non giudicare, vi dirà molto prima che cosa non ha capito.
Quando conviene chiedere aiuto esterno
Se dopo tre o quattro settimane il piano non sta producendo nessun cambiamento nei compiti, o se lo studente evita del tutto la materia, ha senso un confronto con qualcuno che non sia un genitore. Non serve fissare subito un percorso: una prima chiamata per capire se si tratta di lacuna, metodo o altro permette di decidere se serve un aiuto mirato o se basta aggiustare il piano a casa.
Se volete parlarne, scrivetemi dalla pagina contatti: la diagnosi iniziale è gratuita e serve a dirvi onestamente se c’è bisogno di lezioni oppure no.