Sabato 19 settembre 2026. In terza liceo la nomenclatura arriva subito dopo la tavola periodica e i legami — fra ottobre e novembre — e la verifica che la contiene cade fra novembre e dicembre, quindi tra sei e dieci settimane da adesso. Ma questo post non è solo per la terza: la nomenclatura si incontra anche in prima e seconda al tecnico, e torna a ogni verifica di chimica fino alla maturità, perché senza saper leggere una formula non si scrive una reazione né si fa un calcolo stechiometrico. È anche l’argomento su cui si perdono più punti per pura disattenzione — uno scambio ito/ato, un indice incrociato male — non per difficoltà concettuale vera.
Perché esistono due nomenclature
In Italia convivono due modi di dare un nome a un composto inorganico, e il professore può chiederne uno, l’altro, o entrambi nello stesso compito.
La nomenclatura tradizionale è la più vecchia, usa suffissi e prefissi che descrivono lo stato di ossidazione in modo relativo: quando un elemento ha due possibili numeri di ossidazione, quello più basso prende il suffisso -oso, quello più alto il suffisso -ico (e se ne ha più di due, i prefissi ipo- e per- si aggiungono agli estremi). È la nomenclatura che senti nel linguaggio comune — “acido solforico”, “soda caustica” — ed è quella con cui, in pratica, si continua a parlare di chimica anche fuori da scuola.
La nomenclatura IUPAC (dall’ente internazionale che la definisce) è più recente e non lascia spazio ad ambiguità: usa i prefissi moltiplicativi mono-, di-, tri-, tetra- per contare gli atomi nella formula, oppure il numero di ossidazione scritto esplicitamente fra parentesi in numeri romani. È la nomenclatura che si usa nella letteratura scientifica internazionale, e negli ultimi anni è quella che i libri di testo tendono a privilegiare — ma il tradizionale non è affatto sparito dall’uso.
Numeri di ossidazione: la chiave di tutto il resto
Il numero di ossidazione è la carica (reale o convenzionale) che un atomo avrebbe se i legami della molecola fossero tutti ionici. Prima di dare un nome a qualunque composto bisogna saperlo assegnare, con queste regole, nell’ordine in cui conviene applicarle:
- Un elemento allo stato libero (non legato ad altri elementi) ha numero di ossidazione 0 — , , .
- In uno ione monoatomico, il numero di ossidazione coincide con la carica dello ione — ha n.o. , ha n.o. .
- L’ossigeno ha quasi sempre n.o. , tranne nei perossidi (), dove è .
- L’idrogeno ha quasi sempre n.o. , tranne negli idruri metallici (), dove è .
- I metalli del gruppo 1 hanno sempre n.o. , quelli del gruppo 2 sempre .
- La somma algebrica dei numeri di ossidazione di tutti gli atomi è 0 in un composto neutro, ed è uguale alla carica complessiva in uno ione poliatomico.
L’ultima regola è quella che si usa per calcolare il numero di ossidazione “incognito” — di solito quello del metallo o del non metallo centrale — una volta fissati quelli di ossigeno e idrogeno.
Le classi di composti, una per una
Ossidi basici e anidridi (ossidi acidi)
Un ossido basico si forma da un metallo più ossigeno: , , . Nome tradizionale: “ossido di” + nome del metallo, con il suffisso -oso/-ico se il metallo ha più stati di ossidazione. Nome IUPAC: prefisso moltiplicativo + “ossido di” + nome del metallo, oppure “ossido di” + metallo + numero romano.
Una anidride (o ossido acido) si forma da un non metallo più ossigeno: , , . Nome tradizionale: “anidride” + radice del non metallo con -osa/-ica. Nome IUPAC: identico schema degli ossidi, con prefissi moltiplicativi su entrambi gli elementi quando servono.
Idrossidi
Un idrossido si ottiene, concettualmente, da ossido basico + acqua: . Contengono sempre il gruppo (ossidrile), che compare tante volte quant’è il numero di ossidazione del metallo. Nome tradizionale: “idrossido di” + metallo (con -oso/-ico se serve). Nome IUPAC: prefisso moltiplicativo + “idrossido di” + metallo.
Acidi ossigenati (ossiacidi)
Si ottengono, concettualmente, da anidride + acqua: . Nome tradizionale: “acido” + radice del non metallo con -oso/-ico, che eredita direttamente il suffisso dell’anidride di partenza (anidride solforosa → acido solforoso; anidride solforica → acido solforico).
Un caso a parte è il fosforo, che con la stessa anidride () forma tre acidi diversi a seconda di quante molecole d’acqua si aggiungono, distinti dai prefissi meta-, piro-, orto-:
- — acido metafosforico (una sola acqua);
- — acido pirofosforico (due acque);
- — acido ortofosforico, di solito chiamato semplicemente acido fosforico (tre acque, la forma più comune).
Idracidi e i loro sali
Gli idracidi sono acidi senza ossigeno: idrogeno legato direttamente a un non metallo, tipicamente un alogeno o lo zolfo — , , . Il nome è “acido” + radice del non metallo + -idrico (acido cloridrico, acido solfidrico), identico in tradizionale e IUPAC.
Sali binari e ternari
Un sale si ottiene da una reazione di neutralizzazione, acido + idrossido → sale + acqua. È un sale binario se deriva da un idracido (), un sale ternario se deriva da un ossiacido ().
Il nome del sale si ottiene sempre a partire dal suffisso dell’acido, cambiandolo secondo uno schema fisso:
| Suffisso dell’acido | Suffisso del sale |
|---|---|
| -oso | -ito |
| -ico | -ato |
| -idrico (idracidi) | -uro |
Quindi acido solforoso → solfiti, acido solforico → solfati, acido cloridrico → cloruri.
Tabella riassuntiva
| Classe | Formula generale | Esempio | Nome tradizionale | Nome IUPAC |
|---|---|---|---|---|
| Ossido basico | metallo + O | ossido ferrico | triossido di diferro / ossido di ferro(III) | |
| Anidride | non metallo + O | anidride solforica | triossido di zolfo | |
| Idrossido | metallo + OH | idrossido di calcio | diidrossido di calcio | |
| Ossiacido | anidride + H₂O | acido solforico | acido solforico (nome comune) | |
| Idracido | H + non metallo | acido cloridrico | acido cloridrico | |
| Sale ternario | ossiacido + idrossido | solfato di sodio | solfato di sodio | |
| Sale binario | idracido + idrossido | cloruro di sodio | cloruro di sodio |
Gli errori ricorrenti
- Scambiare -ito e -ato. Il suffisso -ito viene sempre dall’acido in -oso (numero di ossidazione più basso), -ato sempre dall’acido in -ico (numero di ossidazione più alto): solfito da acido solforoso, solfato da acido solforico. Sono composti diversi, non varianti dello stesso nome.
- Dimenticare di incrociare gli indici. Quando si scrive la formula da un nome, l’indice del catione è dato dal valore assoluto della carica dell’anione e viceversa — è il meccanismo dietro l’esercizio 1 più sotto. Saltarlo produce formule con le cariche non bilanciate.
- Confondere anidride e ossido basico. Dipende solo da chi si lega all’ossigeno: metallo → ossido basico, non metallo → anidride. Non dal numero di atomi nella formula.
- Sbagliare il numero di ossidazione di ferro e rame. Il ferro ha (ferroso) e (ferrico); il rame ha (rameoso) e (rameico). Sono gli elementi a doppio stato di ossidazione più comuni in verifica, e vanno ricordati come coppia, non uno alla volta.
- Scrivere il nome IUPAC senza le parentesi. “Ossido di ferro III” senza parentesi è ambiguo (sembra “tre ossidi di ferro”); va scritto “ossido di ferro(III)”, con il numero romano racchiuso.
Tre esercizi svolti
1. Dal nome alla formula: solfato di alluminio
L’alluminio ha numero di ossidazione fisso . Lo ione solfato, , ha carica . Per scrivere una formula neutra si incrociano i valori assoluti delle cariche come indici:
L’alluminio prende come indice il (dalla carica dello ione solfato), lo ione solfato prende come indice il (dalla carica dell’alluminio). Verifica: — il composto è neutro, come deve essere.
2. Dalla formula al nome, nelle due nomenclature: Fe₂O₃
Nel composto l’ossigeno ha n.o. (regola 3) per un totale di . Per la neutralità (regola 6), i due atomi di ferro devono sommare , quindi ciascuno ha n.o. .
Con il ferro a (il numero di ossidazione più alto tra i due possibili), il nome tradizionale usa il suffisso -ico: ossido ferrico. In IUPAC si può usare il conteggio degli atomi — triossido di diferro — oppure il numero di ossidazione esplicito — ossido di ferro(III) — entrambe forme accettate.
3. La catena completa: da anidride a sale
Segui la stessa sostanza, lo zolfo, attraverso tre passaggi.
Controllo del bilanciamento della seconda reazione: a sinistra Na, S, O, H; a destra Na, S, O ( nel solfato nell’acqua), H — tornano. Lo zolfo mantiene lo stesso numero di ossidazione, , dall’anidride fino al sale: cambia il nome a ogni passaggio, non la natura chimica dell’atomo centrale.
Come lavoro su questo argomento
Con chi arriva alla nomenclatura per la prima volta, o la rivede prima della maturità, parto sempre dai numeri di ossidazione, non dai nomi: una volta che assegnarli è un automatismo, la nomenclatura — in entrambe le versioni — diventa un esercizio di applicazione di uno schema fisso, non una lista da mandare a memoria. Do per note atomo, tavola periodica e legami, che sono l’argomento immediatamente precedente: se ti servono, ne parlo nel post su atomo e legami in terza. Questo post si ferma volutamente ai nomi e alle formule: per il passo successivo — mole, stechiometria, i calcoli con le reazioni bilanciate — c’è la guida sulla stechiometria e i suoi errori tipici, e per il bilanciamento stesso delle equazioni il post di bilanciamento delle reazioni chimiche.
Una nota onesta: le simulazioni gratuite di verifica coprono al momento matematica e fisica, non ancora la chimica — vale comunque la stessa logica se in futuro arriverà: la risposta corretta è gratis, la soluzione guidata si sblocca con la prima lezione. Se vuoi ripassare la nomenclatura prima della verifica di novembre-dicembre, o hai già un compito da rivedere insieme, trovi il quadro completo di come lavoro nella pagina di scienze o direttamente ai contatti.