In terza, in un liceo linguistico (ma anche al classico, alle scienze umane o all’economico-sociale, dove la chimica ha poche ore), i modelli atomici sono il capitolo che apre l’anno: «modelli atomici, configurazione elettronica, tavola periodica» si fanno fra novembre e dicembre. La verifica cade di solito a metà-fine dicembre o a gennaio, da oggi circa sei-otto settimane. Se il prof non ha ancora cominciato, o ha appena nominato Dalton, conviene portarsi avanti di un passo: questo capitolo è una storia con una logica e, una volta capita, si ricorda da sola. Chi la studia a memoria mescola Thomson e Rutherford alla vigilia del compito.
Il metodo è sempre lo stesso: ogni modello nasce da un esperimento che quello prima non spiegava. Se per ogni modello sai dire «che cosa spiegava» e «che cosa non spiegava», hai già buona parte della verifica. Il resto del programma di scienze è su /materie/scienze/.
Dalton: l’atomo come pallina
Nel 1808 Dalton propone che la materia sia fatta di atomi indivisibili e indistruttibili, tutti uguali per un dato elemento, che si combinano in rapporti interi nei composti. Spiega bene le leggi di Lavoisier e Proust, che trovi nel post sulle leggi ponderali. Quello che non può spiegare è l’elettricità: se l’atomo è una pallina piena, perché sfregando un pettine succedono cose?
Thomson: il panettone
Nel 1897 Thomson studia i raggi catodici e dimostra che sono particelle negative molto più leggere dell’atomo: gli elettroni. Quindi l’atomo non è indivisibile. Ma l’atomo è neutro, perciò deve avere anche una carica positiva. Il modello, noto come «panettone» o «plum pudding», è una sfera di carica positiva diffusa, con gli elettroni sparsi dentro come uvetta.
Spiega: che l’atomo sia neutro e contenga elettroni. Non spiega, come si vedrà subito, come sia distribuita la carica positiva.
L’esperimento di Rutherford
Nel 1909 i collaboratori di Rutherford, Geiger e Marsden, sparano particelle alfa (cariche positivamente, pesanti) contro una lamina d’oro sottilissima. Intorno alla lamina c’è uno schermo che si illumina dove le particelle arrivano. Il risultato ha tre parti:
- Quasi tutte le particelle passano dritte. Quindi l’atomo è per lo più vuoto.
- Alcune vengono deviate di poco o di molto. Quindi dentro l’atomo c’è qualcosa di positivo che le respinge.
- Pochissime tornano indietro. Quindi quel qualcosa è piccolissimo, pesante e concentra la carica positiva.
Con il panettone di Thomson le particelle sarebbero tutte passate con deviazioni minime: nessuna sarebbe tornata indietro. Rutherford (1911) propone il modello nucleare: tutta la carica positiva e quasi tutta la massa stanno in un nucleo piccolissimo, e gli elettroni gli girano attorno a distanza. Il nucleo è circa centomila volte più piccolo dell’atomo ( m contro m): se l’atomo fosse un campo da calcio, il nucleo sarebbe un granello di sabbia al centro.
Che cosa non spiega, ed è la domanda da verifica: secondo la fisica classica un elettrone che gira attorno al nucleo emette energia e dovrebbe finire sul nucleo in una frazione di secondo. Gli atomi invece sono stabili. Non spiega nemmeno perché un gas riscaldato emetta luce solo a certi colori.
Bohr: i livelli quantizzati
Nel 1913 Bohr risolve entrambi i problemi con un’idea: gli elettroni possono stare solo su certe orbite, i livelli di energia, e su quelle non irradiano. L’energia può cambiare solo con un salto fra livelli. Quando l’elettrone scende da un livello più alto a uno più basso, emette un fotone che porta via esattamente la differenza di energia. Quando assorbe un fotone, sale.
Questo spiega gli spettri a righe: un atomo emette solo colori corrispondenti ai salti possibili, un po’ come un codice a barre. Per l’idrogeno l’energia dei livelli è:
con (numero quantico principale). Il segno meno vuol dire elettrone legato: l’energia zero è l’elettrone libero. Il livello più basso, , ha eV: servono 13,6 eV per strappare l’elettrone, cioè l’energia di ionizzazione dell’idrogeno.
| 1 | 2 | 3 | 4 | |
|---|---|---|---|---|
| (eV) |
Un salto fra due livelli emette (o assorbe) un fotone di energia , e la lunghezza d’onda si ricava da
Il 1240 evita di trascinarsi dietro joule e secondi: energia in eV, lunghezza d’onda in nm.
Esercizio 1 — emissione dell’idrogeno da a
Un elettrone dell’atomo di idrogeno passa da a . Calcola l’energia del fotone e la sua lunghezza d’onda.
- eV e eV.
- eV. Lo stesso valore viene dalla forma compatta eV.
- Lunghezza d’onda:
656 nm è luce rossa, nel visibile: è la riga rossa dell’idrogeno. I salti che finiscono su danno le righe visibili, per esempio a circa 486 nm (azzurro-verde) e a circa 434 nm (violetto). Quelli che finiscono su danno ultravioletto: il vale eV, cioè nm.
Le verifiche per i licei sono raccolte in /simulazioni/liceo/. Dico le cose come stanno: sui modelli atomici non c’è ancora una verifica dedicata, quindi qui ti alleni con gli esercizi di questo post.
Esercizio 2 — assorbimento e ionizzazione
L’idrogeno è nello stato fondamentale ().
a) Quanta energia serve per portare l’elettrone a , e che lunghezza d’onda ha il fotone?
Siamo nell’ultravioletto (sotto i 400 nm non si vede).
b) Un fotone da 11,0 eV viene assorbito? No. I salti possibili da costano 10,2 eV (a ), 12,09 eV (a ), 12,75 eV (a ) e così via fino a 13,6 eV. Un’energia intermedia come 11,0 eV non corrisponde a nessun salto e il fotone passa indisturbato. È la quantizzazione: non esistono mezze misure.
c) Un fotone da 15,0 eV? Supera 13,6 eV, quindi ionizza l’atomo. L’energia in più resta all’elettrone come energia cinetica: eV.
I limiti di Bohr
Il modello di Bohr funziona benissimo per l’idrogeno e per gli ioni con un solo elettrone (come ). Fallisce subito dopo:
- Atomi con più elettroni: non riesce a calcolarne gli spettri, perché i conti tengono conto solo dell’attrazione del nucleo e ignorano la repulsione fra elettroni.
- Intensità e struttura fine delle righe: non spiega perché alcune righe siano più luminose di altre, né perché a un esame più accurato certe righe risultino doppie.
- Orbite definite: l’idea di una traiettoria precisa dell’elettrone è in conflitto con il principio di indeterminazione di Heisenberg (1927).
Il modello quantomeccanico: l’orbitale
Negli anni Venti, con Schrödinger e Heisenberg, l’elettrone smette di essere una pallina su un’orbita. Non si può conoscere insieme posizione e velocità di un elettrone, quindi si ragiona in termini di probabilità. L’orbitale è la regione di spazio attorno al nucleo dove la probabilità di trovare l’elettrone è alta (si fissa spesso al 90%). Non è un percorso: è una nuvola.
Ogni orbitale è descritto da tre numeri quantici, più uno per lo spin:
- dà la grandezza e l’energia (1, 2, 3, …);
- dà la forma: sferica (s), a manubrio (p) e così via;
- dà l’orientazione nello spazio;
- è lo spin dell’elettrone, o .
Quello che di Bohr resta è l’idea dei livelli discreti di energia; quello che si perde è la traiettoria. Come si riempiono gli orbitali nell’atomo è il passo dopo, e lo trovi nel post su configurazione elettronica e numeri quantici, che riparte proprio da qui. Per la verifica di terza è utile averlo letto subito dopo questo.
Esercizio 3 — protoni, neutroni ed elettroni
Dati il numero atomico (protoni) e il numero di massa (protoni + neutroni), neutroni . Gli elettroni sono uguali a solo nell’atomo neutro: uno ione positivo ne ha meno della carica, uno negativo di più.
Trova protoni, neutroni ed elettroni di , e .
| specie | protoni () | neutroni () | elettroni |
|---|---|---|---|
La verifica è la carica totale: per l’alluminio , per il cloro , per il calcio . Se non torna, hai invertito il segno. Un’altra trappola sono gli isotopi: e hanno gli stessi 17 protoni e quindi sono lo stesso elemento, ma 18 e 20 neutroni. Per la massa atomica sulla tavola periodica, che è una media pesata, e per il legame con le moli c’è il post sulla mole e la stechiometria.
Esercizio 4 — confronto fra i modelli
Per ciascuna osservazione scrivi quale modello la spiega e perché. Questo è il tipo di domanda aperta che ritrovi in verifica.
| osservazione | Thomson | Rutherford | Bohr |
|---|---|---|---|
| l’atomo è neutro e contiene elettroni | sì | sì | sì |
| particelle alfa che rimbalzano su una lamina d’oro | no | sì, con un nucleo piccolo | sì (eredita il nucleo) |
| l’atomo è stabile e non collassa | no | no | sì, con i livelli permessi |
| l’idrogeno emette luce solo a certi colori | no | no | sì |
| spettro di un atomo con molti elettroni | no | no | no, serve il modello a orbitali |
La lettura corretta è questa: ogni colonna aggiunge una cosa e ne lascia una scoperta, e quella scoperta è il motivo per cui nasce il modello successivo. Con una tabella così, la risposta a «descrivi l’evoluzione dei modelli atomici» si scrive in dieci righe senza imparare una sola data a memoria.
Gli errori più frequenti
- Attribuire il nucleo a Thomson o l’elettrone a Rutherford. Thomson: elettroni e atomo divisibile. Rutherford: nucleo.
- Dire che Rutherford spiega gli spettri. No: li spiega Bohr. Rutherford lascia aperto anche il problema della stabilità.
- Dimenticare il segno in e ottenere energie negative per un fotone emesso. Il fotone porta via , che è positivo.
- Contare gli elettroni di uno ione come . Si parte da e si toglie o aggiunge la carica.
- Confondere e : i neutroni sono , mai .
Come usare queste settimane
- Impara la sequenza «esperimento → modello → limite» per Dalton, Thomson, Rutherford e Bohr; la tabella dell’esercizio 4 la devi saper riscrivere da solo.
- Rifai a mano e con : se i due risultati (656 nm e 122 nm) ti escono, sei a posto sui conti.
- Poi passa agli orbitali con il post sulla configurazione elettronica e alle proprietà periodiche, che stanno nello stesso blocco di programma.
Se vuoi una mano a mettere in ordine la storia dei modelli o a fare i conti sulle transizioni, la diagnosi gratuita è su /contatti/: si parte da dove ti blocchi.