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Tipologia B alla maturità: come scrivere il testo argomentativo

Tipologia B della prima prova: comprensione e analisi del testo, poi tesi, argomenti, controtesi e confutazione. Metodo ed esempi svolti passo passo.

di GL Ripetizioni

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Sei in quinta da due settimane, e i primi temi in classe arrivano già fra fine settembre e ottobre. Da qui al 16 giugno — la data fissata per la prima prova della maturità 2027 — ogni compito scritto di italiano è un allenamento per l’esame: stessa tipologia, stesso tempo, stessa griglia. Chi comincia a lavorarci adesso arriva a giugno con otto o dieci temi già scritti; chi rimanda a marzo ne scrive sì e no due, e per giunta mentre deve anche chiudere il programma di letteratura.

La tipologia B non è “il tema” del biennio. Si parte da un testo dato, e la prova ha due parti che contano entrambe: analizzare quel testo, e costruire un proprio testo argomentativo che regga da solo. Qui trovi il metodo per entrambe, gli errori che vedo ripetersi ogni anno, e tre casi lavorati per intero.

Che cosa chiede davvero la tipologia B

Alla prima prova hai sette tracce complessive: due di tipologia A (testo letterario, prosa e poesia), tre di tipologia B, due di tipologia C (attualità). Ne scegli una sola, con sei ore di tempo — non puoi uscire prima che ne siano passate tre.

Le tre tracce di tipologia B coprono ambiti diversi — misto o artistico-letterario, storico-politico, scientifico-tecnologico-economico — ma la struttura è identica: un testo argomentativo dato e due richieste. La comprensione e analisi: dimostrare di aver capito il testo, individuato la tesi dell’autore e gli argomenti con cui la sostiene. La produzione: un tuo testo argomentativo, con una tesi tua dichiarata e argomenti a sostegno.

Le due parti si valutano insieme, con la griglia nazionale di tutte le tipologie (Quadro di riferimento del DM 1095/2019): quattro indicatori generali comuni — ideazione/pianificazione/organizzazione del testo, coesione e coerenza, ricchezza lessicale con correttezza grammaticale, ampiezza delle conoscenze e giudizio critico — fino a 60 punti su 100, più gli indicatori specifici della tipologia B fino ad altri 40; il totale in centesimi si converte poi in ventesimi. La comprensione non è un contorno: entra negli indicatori specifici insieme alla produzione, e liquidarla in quattro righe lascia punti sul tavolo.

La comprensione e l’analisi: dove si butta via il punteggio più facile

È la parte che quasi tutti liquidano in poche righe, ed è un errore doppio: costa punti da sola, e indebolisce la produzione, perché senza isolare tesi e argomenti del testo dato il tuo testo rischia di parlare d’altro.

Il compito non è riassumere, è analizzare. Riassumere racconta cosa dice il testo, nell’ordine in cui lo dice. Analizzare lo scompone: qual è la tesi dell’autore (una frase, non un paragrafo), quali argomenti porta a sostegno, con quali strumenti — un dato, un esempio, un’obiezione anticipata e respinta.

Un esempio. Il testo dato sostiene che la lettura di libri non sta scomparendo, solo cambiando formato.

Riassunto (quello che scrivono in troppi): “Il testo parla del fatto che oggi si legge in modi diversi rispetto a prima, con audiolibri ed ebook, e l’autore dice che non è necessariamente un male, anzi i giovani leggono comunque molto.”

Analisi (quello che va scritto): “L’autore sostiene che la lettura non diminuisce ma cambia supporto, e costruisce la tesi su tre argomenti: un dato quantitativo (gli audiolibri crescono più di quanto calino i libri cartacei), un argomento generazionale (i lettori più giovani leggono su più formati, non su uno solo) e un’obiezione anticipata e respinta (chi dice che ascoltare non è leggere confonde il supporto con l’attività cognitiva).”

La differenza non è di lunghezza, è di sguardo: nel primo caso resti sotto al testo e ne ripeti il contenuto, nel secondo lo guardi da fuori e ne descrivi la costruzione. È questo secondo sguardo che la griglia valuta.

Gli errori che costano punti

  1. Confondere riassunto e analisi. Il più diffuso, appena visto sopra.
  2. Una tesi che non si capisce. Va individuata in una frase, di solito entro il primo paragrafo — non dedotta mettendo insieme mezze frasi sparse. Si dichiara, non si allude.
  3. Argomenti che sono solo opinioni. “Credo che”, “secondo me”, “è ovvio che” seguiti da un’affermazione senza una ragione che la sostenga. Un’opinione dichiara una posizione, un argomento la giustifica: esempio lavorato più sotto, spesso è la differenza fra un 10 e un 14 su 20.
  4. Il finale a effetto senza contenuto. Una frase o una citazione che non aggiungono nulla. La conclusione tira le fila degli argomenti e, se possibile, apre una prospettiva — mai ripete l’introduzione con altre parole.
  5. I registri misti. Forbito all’inizio e colloquiale alla fine: comunica che il testo non è stato pianificato per intero. Il registro si sceglie una volta e si mantiene.
  6. La lunghezza fuori misura. Troppo corto non sviluppa tre argomenti e una controtesi; troppo lungo, senza scaletta, quasi sempre si ripete. Le sei ore servono anche a progettare, non solo a scrivere.

Il metodo, passo per passo

Il testo che regge è scritto a partire da una scaletta, non dall’ispirazione del momento:

  1. Leggi il testo due volte. La prima per capirlo, la seconda per sottolineare tesi e argomenti dell’autore.
  2. Scegli la tesi prima di scrivere una riga. Una frase sola, difendibile con almeno tre ragioni. Se non le trovi, è probabilmente troppo generica.
  3. Cerca la controtesi più forte, quella che farebbe un lettore intelligente — non la più facile da smontare.
  4. Costruisci la scaletta: introduzione (contesto e tesi), tre paragrafi di argomenti — un’idea ciascuno — controtesi e confutazione, conclusione.
  5. Scrivi seguendo la scaletta, senza improvvisare argomenti nuovi a metà testo.
  6. Rileggi cercando due cose: la tesi è ancora la stessa dall’inizio alla fine? Ogni paragrafo ha una sola idea?

I connettivi che tengono in piedi il ragionamento

Non sono riempitivo: segnalano la mossa logica che stai facendo, e usare quello giusto distingue un testo argomentato da un elenco di frasi accostate.

ConnettivoQuando si usa
Tuttavia / Eppureper introdurre un limite o un’obiezione
Dunque / Pertantoper chiudere il ragionamento con una conclusione
Di conseguenzaper segnalare un effetto diretto
Per contro / Al contrarioper aprire un confronto o un’opposizione
Se è vero che… è anche vero cheper concedere un punto alla controtesi e superarlo

Citare il testo dato, usare esempi propri

Il testo dato va citato, non riassunto a parole tue senza segnalarlo: citazione diretta e breve fra virgolette (“l’autore lo dice esplicitamente: «…»”), oppure parafrasi dichiarata (“l’autore sostiene che…, pur senza usare queste parole”). Non va presentata un’idea del testo come ovvia o come tua: chi corregge ha lo stesso testo davanti.

Gli esempi e le esperienze personali, nella produzione, aiutano — il rischio è che l’esempio diventi un racconto che non torna più all’argomento generale. Un esempio ben usato serve l’argomento e dopo due righe torna alla tesi; un aneddoto che vive di vita propria occupa lo spazio di un secondo argomento.

Primo caso svolto: la scaletta completa su un tema di attualità tecnologica

Traccia di ambito scientifico-tecnologico: il testo dato discute la diffusione dell’IA generativa nello studio, fra chi la vede come un aiuto e chi come una scorciatoia.

  • Tesi: usare l’IA generativa per scrivere le proprie verifiche o i propri temi indebolisce l’apprendimento, anche a risultato corretto.
  • Argomento 1: si impara soprattutto dall’errore riconosciuto e corretto da soli; se scrive un altro strumento al posto tuo, salti il momento in cui capiresti cosa non sai.
  • Argomento 2: la verifica misura competenze precise — argomentare, organizzare, usare un lessico specifico — che un testo scritto da altri certifica senza che esistano davvero in chi lo consegna.
  • Argomento 3: l’uso sistematico crea una dipendenza che si vede quando lo strumento manca — un’interrogazione orale, un compito senza dispositivi — perché chi ha sempre delegato la scrittura non sa riprodurre da solo il ragionamento.
  • Controtesi: l’IA ormai si userà anche nel lavoro, vietarla a scuola è irrealistico e priva gli studenti di una competenza utile.
  • Confutazione: il paragone non regge, confonde due contesti — nel lavoro conta il prodotto, a scuola il ragionamento che va certificato. La tesi non vieta lo strumento: distingue fra verificare un dubbio (legittimo) e farsi scrivere il testo al posto proprio, che svuota la prova.
  • Conclusione: il problema non è lo strumento, ma la domanda che spesso manca: il ragionamento richiesto l’ho fatto io o il software al posto mio? Un criterio valido anche fuori dalla scuola.

Il paragrafo scritto per esteso: dove finisce l’opinione e comincia l’argomento

Lo stesso argomento, in due modi: il primo lo scrivono in tanti e vale poco, il secondo è quello che la griglia premia.

Versione opinione (da evitare): “Secondo me usare l’intelligenza artificiale per fare i compiti è sbagliato, perché rende tutti più pigri, e succede sempre più spesso: bisognerebbe fare qualcosa, è un problema serio.”

Versione argomento (quella da scrivere): “Si impara soprattutto nel momento in cui si commette un errore e lo si riconosce da soli: è lì che si registra la differenza fra ciò che si è scritto e ciò che sarebbe corretto. Se un testo lo scrive uno strumento esterno, quel momento non si presenta affatto — non perché lo studente sia pigro, ma perché il processo che genera apprendimento è saltato. È lo stesso motivo per cui copiare la soluzione di un problema di matematica senza averlo provato non prepara al compito: si è visto il risultato, non attraversato il ragionamento.”

La differenza: la prima dichiara una posizione e la rafforza con aggettivi; la seconda spiega perché regge, con un meccanismo — l’apprendimento dall’errore — e un paragone verificabile. Con un’opinione si può essere d’accordo o no; con un argomento solo dire se il ragionamento tiene.

Secondo caso svolto: un’altra scaletta completa, ambito storico-sociale

Seconda traccia, ambito storico-sociale: il testo dato riflette su come i social network hanno cambiato le relazioni fra i giovani, tra la promessa di restare connessi e il rischio di un contatto più superficiale.

  • Tesi: i social network, nonostante la promessa di “connettere”, hanno reso più superficiali i legami fra i giovani.
  • Argomento 1: la quantità di contatti sostituisce la qualità — centinaia di persone raggiunte con like e commenti brevi, non con conversazioni che richiedono tempo.
  • Argomento 2: il confronto con vite mostrate solo nei momenti migliori genera insicurezza, che allontana dal contatto reale invece di avvicinare.
  • Argomento 3: leggere un’espressione, gestire un silenzio o un disaccordo si allena nel rapporto diretto, non online — e la differenza si sente quando serve gestirle di persona.
  • Controtesi: i social permettono di restare in contatto con amici lontani e comunità che altrimenti non esisterebbero — aumentano le relazioni, non le riducono.
  • Confutazione: vero, e non contraddice la tesi: mantenere un legame esistente a distanza è diverso dal costruirne uno nuovo con pari profondità. La tesi non dice che i social azzerino i legami, solo che ne abbassino la qualità media — e anche chi li difende sposta le conversazioni importanti su una chiamata.
  • Conclusione: il problema non è smettere di usarli, ma riconoscere quando una relazione ha bisogno di uscire dallo schermo — una competenza che nessuno insegna esplicitamente.

Come si confuta bene una controtesi (il mini-caso)

Confutare non è dire che la controtesi è sbagliata e cambiare discorso: è concederle quello che ha di vero, e mostrare perché non basta a smontare la tua tesi. Un terzo mini-esempio, isolato dai due sopra.

Controtesi: “Le materie umanistiche contano meno di quelle scientifiche, perché non portano direttamente a una professione.”

Confutazione debole (da evitare): “Non è vero, le materie umanistiche sono importanti e basta studiarle di più per capirlo.”

Confutazione che regge: “È vero che poche professioni richiedono una laurea in lettere o filosofia. Ma l’obiezione confonde ‘portare a una professione’ con ‘essere utili nella professione’: scrivere in modo chiaro, argomentare o leggere criticamente non sono richieste da un solo mestiere, ma da quasi tutti, compresi quelli tecnici. Lo stesso criterio, applicato con coerenza, escluderebbe anche buona parte della matematica pura del liceo.”

In tre mosse: concedi ciò che nell’obiezione è vero, isola l’errore di ragionamento — qui, confondere due criteri diversi — e mostra che applicato con coerenza si ritorcerebbe contro chi lo usa. Una confutazione che si limita a negare non vale niente in griglia, e si vede.

Come lavoriamo su questo, in lezione

Con chi è in quinta, il lavoro parte quasi sempre dalla scaletta, non dalla scrittura: un testo senza scaletta si corregge solo frase per frase e i problemi restano; una scaletta debole si vede e si corregge in dieci minuti, prima di scrivere una riga.

Il secondo passaggio è isolare, negli argomenti che porti tu, quali sono opinioni travestite da argomenti — l’errore più comune, e il più facile da correggere una volta visto: basta chiedersi “perché è così?” un paio di volte in più.

Le lezioni sono online, uno a uno: 40 € l’ora, oppure 360 € per un pacchetto da 10 ore (36 €/h) nelle settimane prima delle simulazioni di febbraio. Chi non ha mai fatto lezione con noi parte dalla lezione di prova da 20 €, o da una chiamata conoscitiva gratuita di 30 minuti; si paga offline, con bonifico, Satispay, PayPal, carta, Apple Pay o Revolut.

Per allenarti da solo trovi la simulazione della prima prova di italiano: tipologia A, B e C, voto stimato in ventesimi — risposta corretta gratis, svolgimento guidato che si sblocca con la prima lezione. Per l’intero anno di quinta: il piano per l’anno della maturità da settembre. Per le altre materie umanistiche — storia, filosofia, greco — la pagina delle materie umanistiche.

Se il primo tema è già stato corretto e il punteggio non torna, scrivici: guardiamo insieme cosa ha inciso di più, e ripartiamo da lì.

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