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Il piano inclinato, da inclinare con le mani.

Il peso non cambia mai: è sempre verticale e vale sempre m·g. A cambiare è il modo in cui lo guardiamo — perché su un piano inclinato gli assi si prendono ruotati dell'angolo del piano, e da quella scelta discende tutto il resto. Qui puoi inclinare la rampa, vedere gli assi girare e leggere ogni forza ricalcolata grado per grado.

Su un piano inclinato di un angolo θ si scelgono due assi ruotati di θ: x′ lungo il piano, y′ perpendicolare al piano. Il peso P = m·g resta verticale e si scompone su quegli assi in P∥ = m·g·sen θ, lungo il piano, e P⊥ = m·g·cos θ, contro il piano. Lungo y′ c’è equilibrio, e da lì N = m·g·cos θ; lungo x′ non c’è, e da lì a = g·sen θ sul piano liscio.

La regola

La figura interattiva

Usa «Avanti» per seguire il ragionamento un pezzo alla volta — le forze, la rotazione degli assi, la scomposizione, le due equazioni — poi trascina la cima della rampa o usa il cursore dei gradi. Funziona anche da tastiera: Tab per raggiungere la maniglia, frecce per cambiare l'angolo di un grado, PagSu / PagGiù per cinque.

Diagramma interattivo delle forze su un piano inclinatoUn blocco di 2,0 kg su un piano inclinato di 30 gradi, con gli assi ruotati dello stesso angolo: x primo lungo il piano verso il basso, y primo perpendicolare al piano e uscente. Peso 19,6 newton, verticale; componente lungo il piano 9,8 newton; componente perpendicolare e reazione normale 17,0 newton. Piano liscio: accelerazione 4,9 metri al secondo quadrato.θ = 30°xyxymPNP∥P⊥FValoriθ = 30°m = 2,0 kgP = m·g19,6 NN = m·g·cos θ17,0 NP∥ = m·g·sen θ9,8 NP⊥ = m·g·cos θ17,0 Na4,9 m/s²Equazioniy′: N − m·g·cos θ = 0N = 17,0 Nx′: m·g·sen θ = m·aa = 4,9 m/s²piano liscio · nessun attrito

Passa il mouse (o tocca) su una parte del disegno — una freccia, gli assi, il blocco, l’angolo — per sapere che cos’è.

Passo 1 di 6 · Le forze

Primo: lo schema delle forze — quali forze ci sono davvero

Prima di qualunque calcolo si disegnano le forze che agiscono sul corpo, tutte con la coda sul corpo. Sono due. Il peso P = m·g, verticale verso il basso: verticale sempre, non «inclinato come il piano» — la Terra non sa che sotto c’è una rampa. E la reazione normale N, con cui il piano risponde, perpendicolare alla superficie e diretta verso l’esterno. Nient’altro: in questo primo giro il piano è liscio, l’attrito lo aggiungiamo al passo 5 e lo diciamo, invece di farlo sparire in silenzio. Se non sai dire CHI esercita una forza, quella forza non va disegnata.

1 / 6
Angolo
AssiAttrito

θ = 30°N = 17,0 NP∥ = 9,8 Na = 4,9 m/s²

L’angolo dei compiti: sin 30° = 1/2 esatto, quindi la componente lungo il piano è esattamente metà del peso.

Trascrizione

Il metodo, passo per passo

Gli stessi 6 passi della figura, tutti insieme — nello stesso ordine in cui si scrivono sul compito, per leggerli di seguito, stamparli o ripassarli senza toccare niente.

  1. Passo 1 · Le forze

    Primo: lo schema delle forze — quali forze ci sono davvero

    Prima di qualunque calcolo si disegnano le forze che agiscono sul corpo, tutte con la coda sul corpo. Sono due. Il peso P = m·g, verticale verso il basso: verticale sempre, non «inclinato come il piano» — la Terra non sa che sotto c’è una rampa. E la reazione normale N, con cui il piano risponde, perpendicolare alla superficie e diretta verso l’esterno. Nient’altro: in questo primo giro il piano è liscio, l’attrito lo aggiungiamo al passo 5 e lo diciamo, invece di farlo sparire in silenzio. Se non sai dire CHI esercita una forza, quella forza non va disegnata.

  2. Passo 2 · Gli assi

    Secondo: si ruotano gli assi di θ — è qui che sta tutto

    Gli assi di solito sono orizzontale e verticale. Qui conviene prenderli ruotati di θ: x′ lungo il piano, diretto verso il basso lungo la discesa, e y′ perpendicolare al piano, uscente. Guarda la rotazione: sono gli stessi assi di sempre, girati esattamente dell’angolo del piano. Perché conviene? Perché in questo sistema il moto avviene lungo UN SOLO asse — lungo y′ il corpo non si muove mai, non affonda e non si stacca — e un problema in due dimensioni diventa due problemi in una. Non è una scorciatoia: è la scelta che rende il piano inclinato un esercizio di dieci righe invece che di trenta.

  3. Passo 3 · Scomposizione

    Terzo: si scompone il peso sui nuovi assi

    N è già perpendicolare al piano: sta tutta su y′, non c’è niente da scomporre. Il peso invece è obliquo rispetto ai nuovi assi, quindi lo sostituiamo con due forze che insieme fanno lo stesso effetto. Costruzione: dal vertice del peso si tracciano le due perpendicolari agli assi, e si legge il rettangolo. Resta da capire dove finisce l’angolo, ed è il passaggio che quasi tutti saltano: l’arco disegnato sul corpo mostra che l’angolo fra il peso e la perpendicolare al piano vale proprio θ, perché sono angoli con i lati a due a due perpendicolari. Quindi θ è ATTACCATO a y′: la componente su y′ va con il coseno e quella su x′ con il seno. P∥ = m·g·sen θ, P⊥ = m·g·cos θ.

  4. Passo 4 · Gli equilibri

    Quarto: si scrive un’equazione per ciascun asse

    Lungo y′ (perpendicolare al piano) il corpo non si muove: l’accelerazione è zero e la somma delle forze deve essere zero. N − m·g·cos θ = 0, cioè N = m·g·cos θ. Questo è un equilibrio vero, e vale sempre, sia che il corpo stia fermo sia che stia scivolando. Lungo x′ (lungo il piano) invece — attenzione — NON c’è equilibrio: sul piano liscio nessuna forza bilancia P∥, quindi la risultante vale m·g·sen θ e il corpo accelera. F = m·a dà m·g·sen θ = m·a, e la massa si semplifica: a = g·sen θ. Scrivere «anche lungo il piano la somma è zero» è l’errore più costoso del capitolo.

  5. Passo 5 · L’attrito

    Quinto (facoltativo): con l’attrito x′ diventa interessante

    Fin qui il piano era liscio, dichiaratamente. Accendi l’attrito e sull’asse x′ compare una quarta forza, tangente alla superficie e rivolta in su lungo il piano. Finché il corpo è fermo l’attrito vale esattamente quanto serve per tenerlo fermo — m·g·sen θ − f = 0, un equilibrio vero — ma non può superare μ·N. Il corpo parte quando m·g·sen θ > μ·m·g·cos θ, cioè quando tg θ > μ: l’angolo limite è arctg μ e, di nuovo, non dipende dalla massa. Questa figura si ferma lì, al limite dell’equilibrio: il moto che segue — forza netta, accelerazione, un po’ di cinematica — è un altro capitolo, non ancora disegnato qui.

  6. Passo 6 · Provalo

    Adesso muovi tu la rampa

    Trascina la cima del piano (o usa le frecce della tastiera) e guarda tutto muoversi insieme: gli assi ruotano con il piano, la freccia del peso resta identica — è l’unica —, le due componenti si scambiano l’importanza e la normale si accorcia. Accendi l’attrito, alza μ e cerca l’angolo esatto in cui il corpo si sblocca. Tutti i numeri e le due equazioni a destra sono ricalcolati a ogni grado.

Che cos'è ogni freccia del disegno

Nella figura queste spiegazioni compaiono passando il mouse sull'elemento. Qui sono tutte in chiaro.

Il piano inclinato e la sua base
La superficie su cui poggia il corpo, il terreno orizzontale da cui si misura l’angolo e il quadratino dell’angolo retto all’altro vertice: il triangolo è rettangolo, e θ sta fra l’ipotenusa e la base. Nel disegno la rampa non cambia mai lunghezza, cambia solo la pendenza — così l’unica cosa che varia è θ.
L’angolo θ e la maniglia
L’angolo fra il piano e l’orizzontale. È l’unico dato che decidi tu: trascina la cima della rampa, oppure raggiungila con Tab e usa le frecce. Tutte le altre grandezze si ricalcolano da qui.
Il corpo
Un blocco di massa m = 2 kg. La massa resta fissa di proposito: così la freccia del peso non cambia mai lunghezza e si vede che a variare è solo il modo in cui la scomponiamo. Tutte le frecce partono da qui, perché è qui che le forze agiscono.
Il peso P = m·g
La forza con cui la Terra tira il corpo: verticale verso il basso, intensità m·g. Non si inclina insieme al piano e non cambia intensità — è l’errore numero uno del capitolo. Ogni altra freccia nasce da questa o le risponde.
La reazione normale N
La spinta con cui il piano risponde: perpendicolare alla superficie, diretta verso l’esterno, quindi già tutta sull’asse y′. Vale N = m·g·cos θ perché lungo y′ il corpo non si muove. N è uguale al peso soltanto sul piano orizzontale: a 60° è già la metà.
Gli assi x′ e y′
Il sistema di riferimento scelto per questo problema: gli assi di sempre, ruotati di θ. x′ corre lungo il piano verso il basso, y′ è perpendicolare al piano e uscente. In grigio restano gli assi orizzontale/verticale di partenza, così l’angolo fra i due sistemi si vede: è esattamente θ.
La componente parallela P∥ = m·g·sen θ
La parte del peso diretta lungo x′: è quella che fa scendere il corpo, e non è bilanciata da niente sul piano liscio. Vale zero sul piano orizzontale e cresce con l’angolo.
La componente perpendicolare P⊥ = m·g·cos θ
La parte del peso diretta lungo y′, verso l’interno del piano: è quella che la reazione normale deve bilanciare. È massima sul piano orizzontale e diminuisce man mano che inclini — e con lei diminuisce l’attrito disponibile, che è proporzionale a N.
La risultante lungo il piano
Quello che resta dopo aver sommato tutto lungo x′: m·g·sen θ sul piano liscio, zero quando l’attrito riesce a tenerlo fermo. Diviso per la massa dà l’accelerazione — qui sempre zero appena c’è attrito, perché questa figura non supera il limite dell’equilibrio.
La forza di attrito
Tangente alla superficie e opposta al verso in cui il corpo tenderebbe a muoversi, quindi in su lungo il piano. A corpo fermo vale esattamente quanto la componente parallela, fino a un massimo di μ·N — μ qui è l’attrito statico. Oltre quel massimo l’equilibrio finisce, ed è esattamente dove questa figura si ferma: il corpo in moto, con l’attrito dinamico che lo frena, è un caso a parte, non ancora disegnato qui.
I valori e le due equazioni
La colonna a destra riporta ogni grandezza in newton e le due equazioni degli assi, ricalcolate a ogni grado che muovi: non sono didascalie fisse. Frecce e numeri hanno la stessa sorgente, quindi la lunghezza di una freccia si può confrontare con quella di un’altra.

Le due equazioni, e quale delle due è un equilibrio

Una volta scelti gli assi ruotati, il problema si spezza in due problemi in una dimensione: una equazione per ciascun asse. Sono queste, ed è importante sapere che solo una delle due è un equilibrio: scrivere «somma zero» anche lungo il piano è l'errore che costa più punti di ogni altro in questo capitolo.

  1. y′ — perpendicolare al piano equilibrio

    N − m·g·cos θ = 0

    N = m·g·cos θ

    Equilibrio vero: perpendicolarmente al piano il corpo non si muove — non affonda e non si stacca — quindi l’accelerazione lungo y′ è zero e le due forze si annullano. Vale sempre, anche mentre il corpo scivola.

  2. x′ — lungo il piano, senza attrito non è un equilibrio

    m·g·sen θ = m·a

    a = g·sen θ

    Qui NON c’è equilibrio, ed è il punto in cui si perdono più punti: sul piano liscio nessuna forza bilancia la componente parallela, quindi la risultante non è zero e il corpo accelera. La massa si semplifica, quindi l’accelerazione è la stessa per un corpo pesante e per uno leggero.

  3. x′ — lungo il piano, con attrito (equilibrio statico) equilibrio

    m·g·sen θ − f = 0, con f ≤ μ·N

    f = m·g·sen θ, finché tg θ ≤ μ ⟹ a = 0

    Finché tg θ ≤ μ l’attrito statico pareggia esattamente la componente parallela e questo asse è anch’esso un equilibrio: a = 0. Questa figura resta dentro quel limite; oltre tg θ = μ l’attrito non basta più e il corpo comincia a muoversi — il caso in moto, con l’attrito dinamico e un’accelerazione diversa da zero, è un altro capitolo.

Perché l'angolo finisce fra il peso e la perpendicolare

È il punto che quasi tutti saltano, e senza il quale seno e coseno restano una cosa da mandare a memoria. Il peso è verticale; l'asse y′ è perpendicolare al piano, e il piano forma un angolo θ con l'orizzontale. Due rette perpendicolari a due rette che formano fra loro un angolo θ formano fra loro lo stesso angolo θ. Quindi l'angolo fra il peso e y′ vale θ: nella figura è l'arco piccolo disegnato sul blocco, e non è approssimato — è calcolato dallo stesso θ di tutto il resto.

Una volta stabilito che θ è attaccato a y′, vale la regola di sempre: la componente attaccata all'angolo va con il coseno, quella opposta con il seno. Da lì P⊥ = m·g·cos θ e P∥ = m·g·sen θ, e la costruzione tratteggiata nella figura chiude il rettangolo che lo dimostra.

Il controllo che salva il compito è sempre lo stesso: prova θ = 0°. Il piano è orizzontale, niente scivola, quindi la componente lungo il piano deve valere zero — e sen 0° = 0, mentre cos 0° = 1. Se nella tua formula la componente lungo il piano ha un coseno, hai scambiato i due fattori, e lo scopri in due secondi invece che a compito consegnato.

FAQ

Le domande che arrivano sempre.

Quando si usa il seno e quando il coseno sul piano inclinato?

Il seno va con la componente parallela al piano (P∥ = m·g·sen θ), il coseno con quella perpendicolare (P⊥ = m·g·cos θ). Il motivo è geometrico: l’angolo θ si ritrova fra il peso e la perpendicolare al piano, quindi è attaccato all’asse y′, e la componente attaccata all’angolo va sempre con il coseno. Il controllo a prova di errore è il caso limite: con θ = 0° il piano è orizzontale e niente scivola, quindi la componente lungo il piano deve essere nulla — e sen 0° = 0, mentre cos 0° = 1.

Perché si ruotano gli assi invece di usare orizzontale e verticale?

Perché con gli assi ruotati di θ il moto avviene lungo un solo asse: perpendicolarmente al piano il corpo è sempre fermo, quindi lì l’equazione è semplicemente N = m·g·cos θ e il problema si spezza in due problemi unidimensionali. Con gli assi orizzontale/verticale dovresti scomporre sia il peso sia la normale, avresti due equazioni accoppiate e il vincolo «il corpo resta sul piano» da scrivere a parte. Stesso risultato, tre volte i conti.

Perché la reazione normale non è uguale al peso?

Perché il piano può spingere solo perpendicolarmente a se stesso, e il peso non è perpendicolare al piano: lo è solo quando il piano è orizzontale. La normale equilibra unicamente la componente perpendicolare, quindi N = m·g·cos θ. A 60° il coseno vale 0,5 e la normale è già la metà del peso: la parte che manca non sparisce, è la componente parallela che fa scendere il corpo.

Sul piano inclinato c’è equilibrio oppure no?

Dipende dall’asse, ed è il punto che fa perdere più punti. Perpendicolarmente al piano c’è sempre equilibrio, perché il corpo non affonda né si stacca: N = m·g·cos θ. Lungo il piano, su un piano liscio, non c’è nessun equilibrio: la risultante vale m·g·sen θ e il corpo accelera. Diventa un equilibrio solo se c’è attrito sufficiente a bilanciare la componente parallela, cioè finché tg θ ≤ μ.

L’accelerazione su un piano inclinato dipende dalla massa?

No. Sul piano liscio la risultante è m·g·sen θ e il secondo principio la divide per m, quindi a = g·sen θ e la massa se ne va: un corpo di 200 g e uno di 20 kg scendono con la stessa accelerazione. Vale anche con l’attrito, perché anche la forza di attrito è proporzionale a m: a = g·(sen θ − μ·cos θ). La massa conta per le forze, non per l’accelerazione.

A quale angolo un corpo comincia a scivolare?

Quando la componente parallela supera l’attrito massimo disponibile: m·g·sen θ > μ·m·g·cos θ, cioè tg θ > μ. L’angolo di distacco è quindi arctg μ, e come l’accelerazione non dipende dalla massa. È anche il modo sperimentale di misurare μ: si alza lentamente il piano finché il corpo parte e si legge l’angolo.

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I vettori non tornano mai?

Il piano inclinato non è difficile: è il primo posto in cui si paga il conto di una scomposizione mai capita davvero. Si recupera in poche ore, e da lì in poi carrucole, attrito e dinamica smettono di fare paura.