Fine settembre 2026, e in seconda al classico (V ginnasio) il professore ha appena introdotto — o sta per introdurre — l’aoristo: dopo un anno intero passato con presente e imperfetto, arriva il primo tempo verbale che cambia davvero tema, non solo desinenza. Il compito o la prima versione che lo contengono cadono di solito fra fine ottobre e metà novembre, cinque-sette settimane da qui: abbastanza per arrivarci preparati, pochissime se si scopre solo il giorno prima che λαμβάνω all’aoristo diventa ἔλαβον e non “λαμβάνησα” o qualcosa di simile.
Che cos’è davvero l’aoristo (e perché “tempo passato” non basta)
Il primo equivoco da togliersi di mezzo è chiamare l’aoristo semplicemente “il passato del greco”, come se fosse l’omologo del perfetto latino. È vero solo per metà. Fuori dal modo indicativo — participio, infinito, congiuntivo, ottativo — l’aoristo non porta nessuna informazione di tempo: porta solo aspetto, cioè indica un’azione vista come puntuale, conclusa in sé, senza durata — in contrapposizione al presente, che vede l’azione nel suo svolgersi. Un participio aoristo non è “un participio al passato”: è un participio che presenta l’azione come un punto, indipendentemente da quando accade rispetto alla reggente (tornaci più sotto, negli errori tipici).
Solo nel modo indicativo l’aoristo aggiunge anche il valore temporale di passato, e lì la traduzione italiana oscilla fra passato remoto e passato prossimo a seconda del contesto: ἔλυσα può rendersi “sciolsi” o “ho sciolto”, senza che il greco distingua i due casi come fa l’italiano.
Cosa chiede il programma da qui a novembre
Il blocco di seconda copre, nell’ordine, aoristo primo, secondo e terzo all’indicativo (e poi negli altri modi), e più avanti aoristo passivo e futuro. È un programma fitto, ma con una logica: prima si impara a riconoscere il tipo di aoristo di ogni verbo — perché di norma ciascuno ne ha uno solo — poi si passa a coniugarlo per esteso. Il punto critico, quello su cui si perdono più punti nelle prime verifiche, è tutto qui: risalire dal presente al tema dell’aoristo, o viceversa dall’aoristo incontrato in un testo al presente da cercare sul vocabolario. Serve un paradigma imparato per ciascuno dei 100-150 verbi irregolari più frequenti: non si inventa, si impara.
Aoristo primo (sigmatico): λύω → ἔλυσα
È il tipo più regolare e il punto di partenza. Al tema verbale si aggiunge una σ, poi le desinenze secondarie:
| Persona | λύω, sciogliere |
|---|---|
| io | ἔλυσα |
| tu | ἔλυσας |
| egli | ἔλυσε(ν) |
| noi | ἐλύσαμεν |
| voi | ἐλύσατε |
| essi | ἔλυσαν |
Il problema si presenta quando il tema del verbo finisce per consonante muta, perché quella consonante e la σ si fondono secondo regole fisse:
- gutturale (κ, γ, χ) + σ → ξ: φυλάττω (tema φυλακ-, custodire) → ἐφύλαξα, διώκω (tema διωκ-, inseguire) → ἐδίωξα;
- labiale (π, β, φ) + σ → ψ: γράφω (tema γραφ-, scrivere) → ἔγραψα, πέμπω (tema πεμπ-, mandare) → ἔπεμψα;
- dentale (τ, δ, θ) + σ → σ semplice (la dentale cade davanti a σ): πείθω (tema πειθ-, persuadere) → ἔπεισα, non “ἔπειθσα”.
Un’altra classe importante è quella dei verbi con tema in liquida o nasale (λ, ρ, μ, ν): qui la σ dell’aoristo primo cade del tutto, e per compensare la vocale del tema si allunga — è l’aoristo primo asigmatico, ma resta comunque “primo” perché segue le desinenze dell’aoristo sigmatico, non quelle del secondo:
- μένω (tema μεν-, rimanere) → ἔμεινα (ε si allunga in ει);
- ἀγγέλλω (tema ἀγγελ-, annunciare) → ἤγγειλα (ε si allunga in ει, e con l’aumento temporale ἀ- diventa ἠ-, vedi più sotto).
Aoristo secondo (tematico): λαμβάνω → ἔλαβον
L’aoristo secondo non aggiunge nessuna consonante: cambia il grado vocalico del tema, di solito passando da un tema in dittongo o vocale lunga a un tema più semplice, e usa le stesse desinenze dell’imperfetto attivo:
| Persona | λείπω, lasciare — tema aoristo λιπ- |
|---|---|
| io | ἔλιπον |
| tu | ἔλιπες |
| egli | ἔλιπε(ν) |
| noi | ἐλίπομεν |
| voi | ἐλίπετε |
| essi | ἔλιπον |
Gli esempi da fissare per primi: λείπω → ἔλιπον (ει → ι), λαμβάνω → ἔλαβον, βάλλω → ἔβαλον. In tutti e tre il presente ha un suffisso o una vocale in più rispetto al tema puro, che l’aoristo scopre.
Una parte del programma di seconda che va imparata a memoria, senza cercare una logica che non c’è, sono i verbi suppletivi: il presente e l’aoristo vengono da due radici diverse, esattamente come in italiano “vado” e “andai” vengono da due radici diverse. I casi più frequenti nei primi testi:
- ὁράω (vedere) → εἶδον;
- λέγω (dire) → εἶπον;
- φέρω (portare) → ἤνεγκα (o ἤνεγκον, forma alternativa più antica);
- ἔρχομαι (andare, venire) → ἦλθον;
- ἐσθίω (mangiare) → ἔφαγον.
Qui il dizionario è indispensabile: nessuna regola porta da φέρω a ἤνεγκα, e infatti ogni vocabolario buono elenca queste forme nella voce del presente.
Aoristo terzo (atematico o radicale): βαίνω → ἔβην
Il gruppo più piccolo, tipico di alcuni verbi molto frequenti, attacca le desinenze direttamente al tema puro, senza vocale tematica di collegamento — lo stesso meccanismo di εἰμί al presente:
- βαίνω (andare) → ἔβην (io andai), ἔβης, ἔβη, ἔβημεν, ἔβητε, ἔβησαν;
- γιγνώσκω (conoscere) → ἔγνων;
- ἵστημι (porre, collocare — nell’aoristo intransitivo “stare”) → ἔστην.
Questi tre verbi tornano così spesso nei primi testi che vale la pena impararli a memoria come un blocco unico, prima ancora di vedere la coniugazione completa a lezione.
I tre tipi, in una tabella
| Tipo | Meccanismo | Esempio | Aoristo |
|---|---|---|---|
| Primo (sigmatico) | tema + σ (o σ con mutamento fonetico) | λύω | ἔλυσα |
| Primo asigmatico | liquida/nasale: σ cade, vocale si allunga | μένω | ἔμεινα |
| Secondo (tematico) | cambia il grado vocalico del tema | λαμβάνω | ἔλαβον |
| Terzo (atematico) | desinenze attaccate al tema puro | βαίνω | ἔβην |
L’aumento e i suoi casi
Ogni aoristo indicativo — come l’imperfetto — porta l’aumento all’inizio, il segno grafico che marca il passato:
- sillabico: se il verbo comincia per consonante, si aggiunge una ε- davanti: λύω → ἔλυσα;
- temporale: se il verbo comincia per vocale, quella vocale si allunga (α, ε → η; ο → ω; ι, υ restano ma si allungano nella quantità): ἀγγέλλω → ἠγγειλα;
- nei composti, l’aumento non va davanti al preverbo ma fra il preverbo e il verbo, e se il preverbo finisce per vocale questa spesso cade: ἀπο-βαίνω (allontanarsi) → aoristo ἀπ-έβην, non “ἐαποβην”.
Dimenticare questa terza regola — mettere l’aumento davanti al preverbio invece che dopo — è uno degli errori più frequenti nelle prime versioni con verbi composti, e ne parliamo ancora più sotto.
Dall’aoristo al lemma: come usare il dizionario
Il metodo per risalire dal presente da cercare, quando in un testo si incontra una forma di aoristo, è sempre lo stesso:
- Togli l’aumento, sillabico o temporale, per isolare il tema.
- Riconosci il tipo: c’è una σ dopo il tema (primo)? È cambiato il grado vocalico (secondo)? È attaccato senza vocale tematica (terzo)?
- Cerca il presente sul vocabolario partendo dal tema che hai isolato — non dalla forma di aoristo, che quasi nessun dizionario elenca come voce propria.
- Se il tema non ti porta a nulla, è quasi certamente un suppletivo: i vocabolari come il Rocci o il GI riportano sempre, dentro la voce del presente, le forme irregolari di aoristo, futuro e perfetto — è lì che vanno cercate, non come voce autonoma.
Tre frasi d’esercizio, con analisi completa
Frasi costruite per esercizio, non tratte da un autore — utili solo a fissare il procedimento.
1. Ὁ στρατηγὸς τοὺς πολεμίους ἔλιπεν ἐν τῷ πεδίῳ.
ἔλιπεν: aumento sillabico ἐ-, tema λιπ- (grado ridotto rispetto al presente λειπ-), desinenza -εν di 3ª singolare → aoristo secondo di λείπω, “lasciare”. Traduzione: Il generale lasciò i nemici sul campo.
2. Οἱ παῖδες τὸν λόγον τοῦ διδασκάλου ἤκουσαν.
ἤκουσαν: aumento temporale (ἀ- → ἠ-, perché ἀκούω comincia per vocale breve α), σ prima della desinenza -αν → aoristo primo sigmatico di ἀκούω, “ascoltare, udire”. Traduzione: I ragazzi ascoltarono il discorso del maestro.
3. Οἱ Ἕλληνες εἰς τὴν πόλιν ἦλθον καὶ τὸν βασιλέα εἶδον.
ἦλθον: aumento temporale ἐ- → ἠ-, tema del tutto diverso dal presente ἔρχομαι → aoristo secondo suppletivo, lemma da cercare ἔρχομαι, non “ἦλθω”. εἶδον: aoristo secondo con l’aumento fuso con il tema (da un antico *ἐ-ϝιδον, tema ἰδ-), anch’esso suppletivo → lemma ὁράω, “vedere”. Traduzione: I Greci giunsero in città e videro il re.
Una nota onesta: le nostre simulazioni per il liceo coprono matematica e fisica, non ancora il greco. Se in parallelo hai una verifica di matematica, lì trovi una simulazione per argomento: la risposta corretta di ogni domanda è gratis, la soluzione guidata si sblocca con la prima lezione.
Gli errori che tornano in ogni compito
- Confondere aoristo secondo e imperfetto: ἔλιπον (aoristo, “lasciai”) contro ἔλειπον (imperfetto, “lasciavo”) sono due forme diverse dello stesso verbo, distinte solo dalla vocale del tema (ι contro ει) — un dettaglio che si nota solo se lo si cerca apposta.
- Dimenticare l’aumento nei composti, o metterlo nel punto sbagliato: ἀπέβην, non “ἐαποβην” né “ἀποέβην”.
- Tradurre il participio aoristo sempre come “anteriore” alla reggente. È spesso vero — ed è la lettura di default da insegnare — ma il participio aoristo esprime aspetto puntuale, non tempo relativo in senso stretto: nella maggior parte dei casi coincide con un’azione conclusa prima di quella della reggente, ma in alcuni usi (il participio aoristo detto “coincidente”) descrive la stessa azione della reggente vista dal suo esito, non un’azione precedente. Vale come regola pratica per iniziare, non come legge assoluta.
Come lavoriamo su questo, in lezione
Con chi affronta l’aoristo per la prima volta lavoriamo su due binari paralleli: da un lato la memorizzazione a blocchi dei paradigmi irregolari — dieci-quindici verbi a settimana, non tutti insieme — dall’altro l’esercizio quotidiano di “torna al presente” su forme incontrate nei testi veri assegnati a scuola, perché è quello il compito che la verifica chiede davvero. Lo stesso approccio per tema — riconoscere la struttura prima di tradurre — lo usiamo anche per il latino di seconda, dove il problema non è più la morfologia ma l’analisi del periodo: due lingue diverse, stesso metodo di fondo. Chi ha ancora dei buchi sulla morfologia di prima può ripartire dal post su alfabeto, accenti e prima declinazione greca, e per il latino dello stesso anno dal post sulla terza declinazione.
Il quadro completo del percorso in latino e greco è nella pagina di latino, che copre entrambe le lingue classiche.
Se l’aoristo è già un pensiero fisso o in casa non sapete da dove ripartire, parti da una chiamata conoscitiva gratuita: guardiamo insieme il testo su cui state lavorando e vi diciamo onestamente quante lezioni servono per arrivare tranquilli alla prima verifica.