Ci sono errori che si riconoscono al volo — un segno saltato, un numero copiato male — e altri che non si riconoscono affatto, perché il passaggio che li produce sembra una regola vera. Non sono sbadataggini: sono scorciatoie che assomigliano troppo a una proprietà legittima, superano un controllo a occhio, e restituiscono un numero sbagliato con tutta tranquillità.
I cinque che seguono attraversano gli anni e i capitoli: li vedo dal biennio alla maturità, in algebra come in goniometria. Per ciascuno: il controesempio numerico che lo smonta, e la regola corretta scritta in positivo.
1. La radice di un quadrato non restituisce il numero di partenza
Da non segue : segue oppure , perché entrambi, elevati al quadrato, danno 9. Il motivo è che , non : la radice quadrata di un quadrato è sempre un valore assoluto, mai negativo.
La stessa distrazione, in una forma più insidiosa, appare in : non si semplifica la da entrambi i lati. Farlo significa dividere per senza sapere se può valere zero — e proprio è una soluzione. Portando tutto a un membro e raccogliendo:
Regola: l’equazione ha due soluzioni opposte se , la sola se , nessuna soluzione reale se . E quando un’incognita compare a fattore comune su entrambi i lati, si raccoglie — non si semplifica mai.
2. Le funzioni non si distribuiscono sulla somma
Radice, logaritmo, seno e reciproco non si comportano come una moltiplicazione: nessuno di loro si distribuisce su una somma. Con e :
Cinque contro sette: l’uguaglianza è falsa in generale. Lo stesso succede con contro , con contro , e con contro .
Regola: quello che è vero riguarda il prodotto, non la somma — (con ) e (con ). L’unica eccezione apparente è il seno, che ha davvero una formula per la somma di due angoli, ma è un’identità a sé con due termini — — non una distribuzione.
3. Si semplificano i fattori, non gli addendi
non vale 3: la a numeratore è sommata a 3, non moltiplicata, quindi non è un fattore comune con la del denominatore. Con si vede subito: , non 3.
è diverso, perché qui il numeratore si raccoglie come : la è un fattore comune, e semplificarla dà — ma solo per , perché si sta dividendo per quella lettera.
Regola: si semplifica un fattore comune a tutto il numeratore e a tutto il denominatore, mai un termine che compare dentro una somma. E ogni volta che si semplifica una lettera, la condizione che quella lettera sia diversa da zero resta valida anche dopo.
4. Il verso di una disequazione non si tocca a caso
Moltiplicare o dividere per un numero negativo ribalta il verso; per un numero positivo lo conserva — fin qui è meccanico. Il problema è moltiplicare per qualcosa il cui segno non si conosce, come la stessa. Da non segue : con , che soddisfa , si ottiene , che non è maggiore di 1. Il passaggio vietato ha introdotto una soluzione che non esiste.
Il modo corretto è portare tutto a un membro e studiare il segno:
Numeratore e denominatore sono concordi (entrambi positivi) solo per .
Regola: se il fattore per cui vorresti moltiplicare contiene la , non moltiplicare — porta tutto a un membro e studia il segno del risultato.
5. Le condizioni di esistenza si scrivono prima, non dopo
In un’equazione con logaritmi o radicali, combinare i termini può introdurre soluzioni che l’equazione di partenza non ammetteva nemmeno di scrivere. Prendi : combinando i logaritmi si arriva a , cioè oppure . Ma le condizioni — e , cioè — vanno scritte prima di combinare, non dedotte alla fine controllando se il risultato “sembra strano”: non le rispetta e va scartata a monte, restando la sola .
Regola: ogni argomento di un logaritmo dev’essere positivo, ogni radicando di indice pari non negativo — condizioni scritte a inizio esercizio, prima di ogni passaggio che le nasconde.
Il filo comune
Nessuno di questi cinque è un calcolo sbagliato: sono tutti passaggi che sembrano leciti perché assomigliano a un’operazione vera. La difesa è sempre la stessa — quando un passaggio sembra troppo comodo, fermati e controllalo con un numero concreto prima di fidarti dell’algebra. È lo stesso riflesso che serve nelle semplificazioni con i radicali o nella scelta del metodo giusto per un sistema lineare: la scorciatoia che sembra ovvia è quasi sempre quella da controllare due volte.